Juventus-Milan? In Arabia Saudita si gioca per l’emancipazione delle donne. E si vince Associazioni di donne saudite hanno contattato anche Acmid, presieduta da Souad Sbai, per creare un network

in Le Brevi/Opinione
Souad Sbai, presidente Associazione Acmid

Quella tra Juventus Milan non sarà solamente il match tra due club che si sfidano per vincere la Supercoppa italiana, no, sarà più di una sfida agonistica perché in Arabia Saudita si giocherà un’altra importante partita quella per l’emancipazione femminile. Tanto si è detto su questa sfida calcistica e tante sono state le bugie, i bias, che stanno annebbiando come fumogeni lanciati da ultras la storicità di questo evento sportivo (mentre si gira la testa dall’altra parte quando invece si parla di altri Stati, come il Qatar, sponsor ufficiale del terrorismo, con il quale si “giocano amichevoli). Perché è così importante e legittimo giocare questa partita in Arabia Saudita?
Perché in Arabia Saudita stiamo assistendo a un progressivo sviluppo dei diritti delle donne.

Perché ora le donne possono finalmente condurre un’automobile: un grande passo verso l’emancipazione femminile perché con la fine del divieto di guida aumenterà il potere finanziario delle donne e consentirà loro di svolgere un ruolo più importante nella diversificazione economica e sociale, come hanno ben spiegato importanti donne d’affari saudite. Perché non è vero che le donne saudite non potranno andare allo stadio: le donne presenti al King Abdullah Sports City, lo stadio dove si svolgerà la finale della Supercoppa italiana, potrebbero essere addirittura 15mila. Un numero piuttosto elevato considerando che al pubblico femminile è concesso assistere ad eventi sportivi soltanto dal gennaio dell’anno scorso.

Perché molte donne saudite sono interessate, motivate, determinate a creare un network con altre donne che non vivono il Regno, soprattutto quelle che presiedono associazioni per la difesa dei diritti dell’altra metà del cielo e anche singole donne che stanno chiedendo a donne dell’Unione Europea di creare una rete. Ad essere contattata anche l’Associazione Acmid (Associazione delle Donne Marocchine in Italia) presieduta da Souad Sbai, la giornalista e scrittrice già parlamentare, che da anni si occupa della difesa dei diritti delle donne in Italia –e non solo- che ha ben accolto l’invito delle saudite di creare una rete “di e tra” donne per arrivare alla loro completa emancipazione nel Regno. “Come donna e come presidente di Acmid sono felice e orgogliosa di essere stata contattata da queste donne saudite: condividiamo le stesse battaglie ed entrambe abbiamo nutriamo la voglia e l’entusiasmo di confrontarci e creare una rete”, così Souad Sbai ha commentato l’invito delle donne saudite. Donne che stanno vivendo l’alba di un nuovo Regno. Come, ad esempio, ha confermato Leila Hafiz, italo-araba, papà saudita e mamma italiana che a Sky Sport ha raccontato il momento storico che le donne stanno vivendo in Arabia Saudita. “Limitazioni sì, ma rispetto allo zero di prima lo considera un passo avanti”. Uno dei giorni più belli della sua vita è stato quando, a 16 anni, il padre l’ha lasciata uscire per la prima volta da sola con le sue amiche per un caffè. “Per me è stato un incredibile momento di libertà”. Perché allora era impensabile che una donna guidasse o potesse andare allo stadio. “Oggi le donne aprono aziende e le gestiscono. Assistere a questi cambiamenti per me è qualcosa di bellissimo”.

Alla voce di Leila si aggiunge quella di Roberta Fedele, moglie di chi per quasi dieci anni è stato console in Arabia Saudita, anche lei avvicinata da Sky Sport ha commentato l’evento calcistico così: “Eventi come la Supercoppa sono importanti perché incoraggiano il cambiamento”. Lei che mercoledì andrà allo stadio con alcune amiche saudite e “senza uomini, guidando la nostra macchina”.Dunque, quando l’arbitro darà il primo fischio nella partita di domani tra Juventus e Milan, l’Arabia Saudita muoverà un altro passo sulla lunga strada della modernità.

S.H.D. e C.P.

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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