Tunisi, la sindaca di Ennadha annuncia: “Le insegne dei negozi siano tradotte in arabo”. Ma è polemica Intanto in una scuola elementare in provincia di Modena aprirà la prima madrasa per bambini.

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Svolta nazionalista a Tunisi, la cui sindaca, Souad Abderrahim (nella foto), del partito islamico Ennhadha legato ai Fratelli Musulmani, ha annunciato che le insegne dei negozi in francese dovranno tradotte in arabo. Si tratta della proposta di un consigliere comunale ed ex candidato sindaco, Ahmed Bouazzi, con lo scopo di rafforzare l’identità tunisina, eliminando riferimenti al colonialismo francese. L’ordinanza del Consiglio comunale della capitale del Paese nordafricano è datata 31 dicembre 2018 ed approvata, suscitando numerose polemiche, anche perché è opinione di molti che l’arabizzazione avvicini ed incoraggi il proselitismo islamico.

La sindaca Abderrahim, invece, ribatte di “non capire il perché di tanto clamore”: l’ordinanza è stata approvata dal Consiglio all’unanimità e tra l’altro non si tratta di una nuova decisione, poiché – sottolinea – circolari simili erano state emanate anche negli anni ’90.

“L’applicazione di questa ordinanza – comunque – non sarà immediata e le procedure verranno stabilite da commissioni specializzate” ha detto la prima cittadina –. “In ogni caso, voglio ricordare che l’arabizzazione rifletterà l’esatto significato delle insegne, e non verrà fatta in maniera automatica. Per i marchi dai nomi particolari potranno essere trovate diverse soluzioni”.

Una decisione di segno radicalmente opposto nel senso del nazionalismo è stata presa nel comune italiano di San Felice, in provincia di Modena, dove dal 13 gennaio prossimo, ogni domenica, in una scuola elementare si terranno lezioni di arabo e di islam. Lo ha deciso un Consiglio d’Istituto, con lo scopo di “consentire agli scolaretti di terza generazione, digiuni di Islam, perché nati in Italia o arrivati in tenera età, di apprendere lingua, storia e religione islamica”. La misura è stata approvata a maggioranza con solo 3 voti contrari il 7 gennaio scorso. Si sono espressi i 19 membri del Consiglio, tra cui la dirigente scolastica Maria Paola Maini, insegnanti, genitori e personale Ata (Amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria, delle istituzioni educative e degli e degli istituti e scuole speciali statali).

Il provvedimento riguarda 200 bambini e ragazzini tra i 6 e i 14 anni figli di genitori musulmani, che torneranno sui banchi di scuola nel giorno del riposo cristiano dalle 9 alle 12, 30. Il programma prevede anche attività teatrali, giochi e laboratori didattici.

Gli insegnanti saranno volontari di un’associazione chiamata “La Pace”, costituita da immigrati maghrebini. Naturalmente l’iniziativa ha suscitato polemiche, a cui i volontari hanno cominciato a rispondere assicurando che si occuperanno delle pulizie dei locali utilizzati per le lezioni.

Queste ultime sono aperte anche ai bambini italiani, ma molti genitori hanno protestato affermando: “I nostri figli vanno alla santa messa e al catechismo”.

Si difende Francesco Masotina, presidente del Consiglio d’Istituto, ex militante del Movimento 5 Stelle (dove “avevo il difetto di dire come la pensavo e davo fastidio”) e ha detto: “Basta fare sciacallaggio e futili polemiche: non sono corsi di indottrinamento. La scuola ha fatto quello che era giusto fare, San Felice sia un esempio di integrazione per l’Italia intera”.

Naturalmente la polemica si è estesa a livello politico con Lega e centro-destra che hanno espresso la loro contrarietà all’iniziativa, definendola “folle”. Sono le parole utilizzate dal vicepresidente dei deputati di Fratelli d’Italia Tommaso Foti, che sulla questione ha presentato una interrogazione al Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.

Nello stesso comune del Modenese, nel 2015, ci furono numerose polemiche perché il Qatar, accusato da più parte di legami con i Fratelli Musulmani e di finanziare il terrorismo internazionale, aveva finanziato una moschea. La Regione elargì un contributo per il “Centro Culturale Islamico” in men che non si dica, prima ancora di farlo per chiese e monumenti cittadini.

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