Il Jihadista sotto casa. Daesh è piu vivo che mai.

in Opinione
foreign fighters

di Vincenzo Cotroneo

Due notizie nelle ultime 24 ore che si intersecano tra loro e presentano un disegno oscuro fatto di nere trame future. Il problema è per l’ennesima volta una sopravvalutazione di una considerazione generale su ciò che resta dello Stato Islamico dopo la caduta delle sue roccaforti terrestri. Da una parte la notizia del connazionale morto combattendo in Siria tra le fila dell’esercito curdo, durante uno scontro avvenuto all’inizio di dicembre dello scorso anno, ha messo sotto la lente di in gradimento il problema della reale consistenza e attuale presenza di sacche di belligeranza targata IS ancora ben presenti in area, siriana ed irakena, con evidenti appoggi logistici per la stessa sopravvivenza e gestione armamenti e rifornimenti. Dall’altra parte, la notizia dell’odierno blitz dei militari del Ros dei Carabinieri in Sicilia e altre regioni italiane, in una operazione coordinata dalla DDA di Palermo che contesta a 15 soggetti fermati questa mattina all’alba una serie di reati legati tra i quali il contrabbando, il traffico di esseri umani e soprattutto aiutava ad espatriare, trasportandoli verso le coste siciliane, soggetti ricercati in Tunisia per reati legati al terrorismo, a bordo di gommoni veloci. Nulla di nuovo. Più volte è stato detto e rilanciato il pericolo di questa realtà economica che viaggia in quel braccio di mare tra la costa siciliana a e le spiagge tunisine, dove chi cerca di fuggire a indagini e polizie, trova lidi più tranquilli rispetto alla Libia e barche nettamente più veloci e performanti che attraccano in acqua italiana. Tra i quindici fermati, ha fatto particolare scalpore, per le sue dichiarazioni, un ex jihadista che si è detto pentito delle sue precedenti condotte. Già osservato da tempo dai Carabinieri, il soggetto in questione deteneva sui computer di casa propria una serie di documenti video e audio che inneggiavano allo Stato Islamico e deteneva una serie di file con foto ed immagini degli orrori delle torture, delle violenze e delle decapitazioni alle quali sono stati sottoposti centinaia di uomini e donne contrari all’Isis ed alla sua abominevole ideologia. Lo stesso destinatario dell’ordinanza di fermo, era stato in passato un vero sostenitore pubblico dello Stato Islamico, istigando al terrorismo, invocando morte ed attentati sul suolo italiano in nome di Allah, giustificando ogni attività ed operazione di Daesh sia nelle zone occupate, che in Europa attraverso i suoi assassini. Ha raccontato di essersi pentito, e di voler collaborare con la giustizia affinché, parole dell’uomo “si possa evitare di ritrovarsi con un esercito di kamikaze in Italia” (nda…suona strano che un cosi ex fervente sostenitore di Daesh usi kamikaze anziché shahid ossia testimone del martirio di fede). Ma volendo eccedere in buona fede e fiducia, si può dare credito alle parole del tunisino, che agli inquirenti ha parlato di un grosso giro di ricercati per reati di terrorismo in Tunisia che emigrano in Italia non sui barconi libici, ma su più veloci e performanti motoscafi d’altura che in poche ore coprono la distanza tra le spiagge tunisine e quelle italiane. Grazie al lavoro effettuato anche sui profili social dell’uomo è stato possibile risalire ai nominativi di altri soggetti ritenuti legati a doppio filo sia al mercato dei passaggi in mare, che alle organizzazioni terroristiche d’oltremare.  E qua si innesta quasi in un filo conduttore univoco, la notizia relativa alla presenza di alcune decine di personaggi sui quali è posta con forte accento, l’attenzione dei nostri servizi segreti in questo momento. Tali personaggi sono tra coloro che ancora dispersi in varie cellule lungo i territori tra Siria ed Iraq, ingaggiano combattimenti e scontri a volte occasionali con le forze armate dell’esercito curdo e quelle della coalizione presente nell’area.  Questi soggetti, in un numero che si aggira intorno al centinaio di individui sono legati all’Italia, o per esserci passati ed averci risieduto da stranieri, o perché italiani in piena regola, ma convertiti, radicalizzati e partiti per combattere a fianco dei nuovi fratelli della bandiera nera. In particolare,si sa che la quasi totalità di questi soggetti, circa il 90% è di sesso maschile, con età media alla partenza per le aree Daesh intorno ai 30 anni. Il soggetto più giovane incluso nella lista è una ragazza di 16 anni residente all’estero, mentre il combattente con l’età più elevata è un cittadino marocchino di 52 anni.  A differenza di quanto avviene in altri paesi dell’Europa occidentale, la maggior parte dei foreign fighters legati all’Italia è nata all’estero: in particolare, 40 individui sono nati in Tunisia, 26 in Marocco, 14 in Siria, 6 in Iraq, 11 in paesi dell’Europa occidentale e 11 in paesi della regione balcanica. Soltanto 11 individui (pari all’8,8% del totale) sono effettivamente nati in Italia. Tra le regioni di provenienza spicca nettamente la Lombardia ma si registrano presenze significative anche in Emilia Romagna e in Veneto. Tra le province, si conferma la rilevanza dell’area di Milano. La scelta di affiliazione si è concentrata maggiormente tra le file dello Stato Islamico, anche se qualcuno non ha disdegnato altre formazioni come In Jabhat al-Nusra, l’Esercito Libero Siriano, Jaysh al-Islam, Suleiman Fighting Company. L’attenzione degli apparati della sicurezza è ovviamente posta soprattutto “in relazione al concreto rischio di un ‘effetto blowback’, ovvero alla possibilità che, una volta rientrati nei Paesi d’origine, quindi anche in Italia essi decidano di passare all’azione. L’addestramento militare, unito al carisma proprio dei veterani è un forte elemento di induzione per attribuire ai returnees un potenziale di minaccia tanto maggiore quanto più lunga ed intensa è stata la loro esperienza nelle file di Daesh in Siria e Iraq. Chi si ostina quindi a chiudere in fretta i capitoli della guerra al terrorismo, affermando che oggi non abbia piu senso parlare di Isis, è probabile che debba rivedere i propri documenti ed elementi fattuali sui quali basare le proprie affermazioni. Può essere stata spazzata via una roccaforte, ma la battaglia ideologica contro questo mostro è ancora molto lunga, e pretende vengano utilizzate senza alcun dubbio di sorta tutte le migliori intelligenze, le forze adeguate, e venga messo in campo un progetto serio di difesa e sicurezza contro ogni ipotesi di pericolo, senza tralasciare, in nome di falso buonismo o pseudo “politically correct”, il ricorso alla forza ed alla determinazione estrema contro ogni rigurgito terrorista islamista, che è l’esatta rappresentazione di tutto ciò che la nostra società, per quanto disorientata e a volte non troppo brillante, si è comunque impegnata dopo secoli di guerre, a NON essere mai più.



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