Turchia: grave crisi economica. Ma Erdogan pensa alla Siria

in Esteri

Dopo che questa estate la Turchia ha subito una delle crisi economiche più gravi della sua storia (solo ora si sta rimettendo un poco in sesto ma con l’inflazione in calo e i tassi di interesse alti) la nazione a guida Erdogan, quindi Fratellanza Musulmana, sta vedendo che la propria economia ha registrato tassi di crescita a livelli cinesi nel primo e secondo trimestre del 2018 (+ 7,2% e + 5,3%), poi ha segnato un brusco rallentamento nel terzo (+ 1,6%) e ora dovrebbe andare in territorio negativo nel quarto trimestre, secondo le previsioni pubblicate a novembre dall’agenzia di rating internazionale Moody’s. Le agenzie di rating non sono molto amate in Turchia dove spesso vengono definite “come la cricca dei tassi di interesse elevati”. Per mascherare tutto ciò il Sultano cosa fa? Commenta la recente visita di John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, a Gerusalemme dove ha parlato del possibile non ritiro delle truppe Usa dalla Siria e quindi della diminuzione di potere che la Turchia potrebbe avere sul territorio siriano nel caso di un ritiro di soldati del contingente americano.  Erdogan ha dichiarato che “la Turchia non può accettare i recenti commenti del consigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, John Bolton, secondo cui Ankara deve accettare di proteggere gli alleati curdi di Washington in Siria” e parlando ai membri del suo partito AKP in parlamento, ha detto che John Bolton ha commesso “un grave errore” nel chiedere una nuova condizione per il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria, e che la Turchia non potrà mai scendere a compromessi sulla questione delle milizie curde dell’YPG. Insomma, Erdogan continua a ingannare i suoi connazionali con discorsi che ignorano la drammatica situazione economica che sta vivendo la Turchia. Prima di ricostituire l’Impero bizantino pensasse a pagare i debiti domestici, quel dittatore di Erdogan.

 

S.H.D. e C.P.

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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