Islam deve sottomettersi alla legge”/ Minacce di morte alla giornalista scampata alla strage di Charlie Hebdo

in Esteri

Una ex firma di Charlie Hebdo è finita nel mirino degli islamisti per la seconda volta in meno di tre mesi. Si tratta della giornalista franco-marocchina Zineb El Rhazou, vittima di una nuova campagna di odio perché ha cercato di fare distinzione tra i musulmani e gli integralisti che sostengono la superiorità della sharia sulle leggi dello Stato. «L’Islam deve sottomettersi alla critica», questa la frase per la quale l’ex collaboratrice del settimanale francese, a quasi quattro anni dall’attentato, subisce le minacce di morte. Quelle parole sono state pronunciate nel corso di un’intervista al canale di informazione CNews venerdì scorso. La 36enne aveva provato a ricordare agli integralisti islamici che sono le religioni a doversi adattare alle norme della Repubblica e non il contrario. E aveva spiegato che non è possibile «sconfiggere l’ideologia islamista dicendo alle persone che l’Islam è una religione di pace e amore». Sono subito scoppiate le polemiche ed è nata una nuova campagna di odio sui social, con appelli a ucciderla o a violentarla.La giornalista Zineb El Rhazou è ancora sotto scorta dopo essere scampata per caso alla strage del 7 gennaio 2015. Nonostante ciò continua a ripetere quel che pensa, ignorando le minacce di morte che piombano dal web. Qualche giorno dopo quell’intervista, la giornalista è tornata in tv per annunciare di avere presentato denuncia e per ribadire le sue convinzioni. «L’islam deve sottomettersi alle leggi della Repubblica, all’umorismo, alla ragione, alla critica, come tutte le altre religioni». Invece sulle campagne di odio, Zineb El Rhazou ha spiegato che «non è la prima volta» che viene minacciata e è vittima «di fatwa (editti religiosi) che reclamano la mia testa, e tutto per delle frasi di buon senso, come quelle che ho pronunciato venerdì scorso e che mi provocano adesso minacce di morte e di stupro». A Le Figaro ha aggiunto: «Quattro anni dopo l’attentato a Charlie Hebdo, la situazione è peggiorata». Il sussidiario. E ha colto l’occasione per denunciare il mancato sostegno degli intellettuali della guache che non condividono la sua battaglia.