Partenza Italia. Arrivo Siria. Motivo del viaggio: evitare che Torino finisse nel mirino dell’Isis

in Italia/Le Brevi

A guardarlo, seduto a un tavolino di un bar, non sembra un reduce del fronte siriano, partito da Torino per combattere l’Isis, prima con una videocamera poi con un kalashnikov. Maglione e giacca nera, jeans, qualche libro in una borsa di tela. Eppure Davide Grasso, 38 anni, in Siria, tra il 2016 e il 2017, ci è stato nove mesi, di cui sette al fianco dei miliziani curdi del Rojava. «Non sono un militare, non è nella mia filosofia. Ma dopo l’attentato al Bataclan, a Parigi, ho capito che la mia generazione doveva fare qualcosa». Così è partito. «Chi ha ordinato quell’attacco si trovava a Raqqa. Chi l’ha eseguito, l’ha fatto contro civili inermi. Quindi ho pensato fosse giusto che i mandanti si ritrovassero di fronte giovani civili europei, stavolta armati come loro. Ho scelto da che parte stare. E francamente lo rifarei».

Il suo «mettersi in gioco», a difesa della libertà dei siriani, ha attirato l’attenzione della procura di Torino. Per lui, e per altre quattro persone che hanno deciso di condividere lo stesso percorso, è stato chiesto il regime di «sorveglianza speciale» e il divieto di dimora da Torino. In discussione non è la bandiera che hanno scelto: tutti si sono schierati con le brigate internazionali dello Ypg, unità di protezione popolare.

Il punto, secondo il magistrato Emanuela Pedrotta che ha firmato il provvedimento, è che hanno maturato esperienze tali da renderli potenzialmente pericolosi, in ambito torinese e nazionale. Davide Grasso, Maria Edgarda Marcucci e Jacopo Bindi sono esponenti del centro sociale Askatasuna. Paolo Andolina e Fabrizio Maniero anarchici del Barrocchio. Sono considerati dei «veterani» degli scontri di piazza, delle dimostrazioni contro le forze dell’ordine e nel loro curriculum non mancanodenunce, provvedimenti di custodia, processi. «Noi socialmente pericolosi? – Grasso scuote la testa – Sicuramente saremo avventati. Là succedono delle cose terribili e bisogna avere rispetto per chi ha combattuto e per chi continua a farlo. Noi non siamo terroristi. Anzi abbiamo fatto di tutto per fermarli. Per evitare che anche Torino finisse nel mirino dell’Isis».

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Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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