Francesca Musacchio

La “Fratellanza musulmana” che inneggia alla guerra santa

in Opinione
Francesca Musacchio

di Francesca Musacchio

Azioni singole, commesse da lupi solitari con auto lanciate sulla folla o con armi bianche. Il terrorismo di matrice islamista non si ferma. Nonostante le ormai sonore sconfitte patite nei teatri di guerra di Siria e Iraq, l’ideologia non tramonta, anzi. Spinti anche dall’azione costante e infidamente sotterranea, mai palese, dei Fratelli musulmani, in Occidente come in Oriente gli jihadisti continuano a colpire. Strasburgo e Manchester sono solo le ultime azioni, sebbene non eclatanti e meno organizzate, che hanno insanguinato l’Europa.


Mentre le intelligence di tutto il mondo sono a caccia di foreign fighters e terroristi fuggiti dal Califfato, i “fratelli” rimasti tra gli “infedeli” (Dar al Harb, il territorio della guerra, per gli jihadisti è l’Occidente), realizzano attacchi basandosi sugli input inviati da Isis e al Qaeda attraverso la propaganda sul web. La Rete, infatti, non ha smesso di veicolare il messaggio della jihad. E così, ciclicamente, la cronaca racconta di accoltellamenti, sparatorie o investimenti pedonali commessi da singoli soggetti autoinnescatisi dopo vari percorsi di radicalizzazione che li hanno portati all’adesione alle folli dottrine del Daesh.

Il mondo parallelo dell’estremismo islamico, dunque, continua ad espandersi sotto gli occhi attoniti dell’Occidente. Ad ogni nuovo attentato torna la paura, così come le polemiche e i buoni propositi di una classe dirigente a livello europeo incapace di arginare il fenomeno.

La presenza in numerosi Paesi Ue di oscure figure legate alla Fratellanza musulmana, ad esempio, continua ad essere “tollerata” nonostante siano tra i finanziatori del terrorismo con il beneplacito e la copertura di alcune Ong dedite, ufficialmente, alla fornitura di aiuti in favore delle popolazioni mediorientali.

Basti pensare che dall’Italia, negli anni scorsi, sarebbero partiti 5 milioni di euro per il finanziamento al terrorismo raccolti e gestiti proprio dai Fratelli musulmani. I soldi, ottenuti con la zakat e non solo, vengono veicolati ad esempio attraverso associazioni benefiche che operano in Medio Oriente. Ma il denaro sarebbe filtrato anche da una holding immobiliare con base in Europa e collegata proprio alla Fratellanza. La rete della jihad, dunque, ha ramificazioni ulteriori e preoccupanti che lentamente continuano ad espandersi in tutto l’Occidente. Fermare questa deriva è al momento quasi impossibile. I legami economici tra Paesi accusati di finanziare il terrorismo (vedi il Qatar), e i governi occidentali, infatti, lasciano spazi di manovra importanti agli estremisti infiltrati tra i colletti bianchi. La logica degli affari, dunque, prevede anche la tolleranza degli attentati (purchè non siano troppo sanguinari!) e la totale rinuncia ai valori dell’Occidente. Un esempio è la sterile polemica in corso sulla finale di Supercoppa italiana che si giocherà a Gedda, in Arabia Saudita, il 16 gennaio prossimo. L’ingresso alla stadio per seguire il match prevede settori distinti per uomini e donne, a meno che queste ultime non siano sposate. In questo caso potranno accomodarsi in un settore dedicato alle famiglie. Ma che senso ha ribellarsi adesso a questa scelta e chiedere al presidente della Lega Serie A di non disputare l’incontro perchè non vengono rispettati i diritti del genere femminile? Forse bisognava pensarci prima, adesso è troppo tardi. Anche per rinunciare ai 20 milioni di euro che la Lega intascherà per tre edizioni in terra saudita. Con buona pace delle donne e dei loro diritti.