Al Qaeda raccoglie i pezzi di IS e si riorganizza 

in Opinione


di Vincenzo Cotroneo

 

All’indomani della caduta delle roccaforti del terrore innalzate dallo Stato Islamico come rappresentazione fisica e geografica della presenza reale del proprio contesto ideologico, furono in moti a brindare alle fine dell’Isis ed alla sua ombra di terrore e paura proiettata in Occidente attraverso i potenti mezzi multimediali in uso allo Stato Islamico. Eppure, quando a Raqqa, Mosul, Ninive, Aleppo, Hajin, Deir Ezzor, al termine dei combattimenti tra gli insorgenti islamici e la coalizione pluribandiera, fu offerto un lasciapassare ai miliziani purchè abbandonassero le armi, quale era la previsione tattica? L’abbandono del fucile ed il rientro alla vita ordinaria? Il recupero della quotidianità in una società equilibrata con cittadini capaci di organizzare la propria amministrazione?


L’esodo che scaturì da quella fuga, comprendeva non solo combattenti che dirigendosi nelle proprie regioni di provenienza acquisiva il titolo di foreign fighters (senza una precisa disciplina penale capace di gestire il fresco passato di questi soggetti), ma anche una schiera di donne e bambini, che avevano organizzato la loro vita all’ombra del sogno Daesh.

L’osservazione analitica della realtà, ci permette di essere schietti e diretti.

Chi ha combattuto, armi in mano e no solo verbalmente, per una ideologia politico-sociale (per di piu coperta dal cappello della fede) come quella di Daesh, non lo fa solo per una questione economica. Non ne vale il sacrificio, e il rischio è pressoché sistemico. Se mai, è l’ideologia che deve poter offrire qualcosa di ampio dal punto di vista valoriale e sentimentale per legare a filo continuo l’aspirante combattente. In fondo, Isis era (ed è ancora oggi in determinate aree del medioriente) un branda accattivante, sempre di moda, e che riesce ad offrire opportunità di leadership non comunemente alla portata di tutti (non per nulla la prima ondata di ufficiali e responsabili ISIS fu costituita con ampio utilizzo degli ex apparati militari iracheni);

Ergo, per una nuova mobilitazione, per un nuovo ideale che possa servire a superare a cocente sconfitta territoriale ( che ha ridotto ISIS ad IS ed a un semplice brand etereo e senza collocazione fisica riconoscibile) è necessario che qualcuno riesca a ricostruire un percorso a piu livelli, capace di offrire lo stesso fascino ideologico di Daesh. Ha colto la palla al balzo, almeno per quanto riguarda il territorio irakeno, la vecchia ma mai doma Al Qaeda, la base. Secondo quanto riporta l’Agenzia Nova, si è data fondazione ad un nuovo gruppo di militanza “I guardiani della religione” (Tanzim Hurras al Din) già diffuso nelle zone lasciate libere dalla scomparsa dei miliziani dell’Isis,e già sostenuto politicamente da partiti sunniti estremisti ostili al governo di Baghdad. Sembra che sia già diffuso in modo tale da riuscire a creare disordini e destabilizzazione sociale nelle provincie di Tikrit Mosul Kirkuk e Diyala. In buona sostanza, si stratta di gruppi di esiliati e fuggiti dalle vecchie roccaforti, che non hanno o non sono riusciti a trovare una condivisione sociale dopo la caduta dell’Isis. Lasciati in balia di se stessi, tra finire in carcere o riprendere le armi, hanno preferito la seconda scelta.

Tanto piu che si ontano in questa nuova organizzazione anche elementi fuoriusciti da Tharir al Sham e Al Nusra, cosa che sottolinea da una parte quanto Is oggi abbia poco appeal in quanto brand senza concreta operazione politica alla base, e dall’altra quanto sia stata lungimirante la scelta di Al Qaeda di non seguire i destini dell’Isis dopo il 2014, anno della frattura tra le due organizzazioni . Isis nasce nel 2004 come “Organizzazione della Base del jihād nel Paese dei due Fiumi” creatura di Abu Musab Al Zarqawi, che la federa ad Al Qaeda giurando fedeltà a Bin Laden. Nel 2006 diventa l’organizzazione dei “Mujahidin del consiglio della Shura. Nell’ottobre 2006 il gruppo si unì ad altre quattro fazioni ribelli e venne annunciata la fondazione del Dawlat al-ʿIrāq al-Islāmiyya (Stato islamico dell’Iraq, ISI) per diventare ISIS cosi come l, abbiamo conosciuta. Nel 2013 con la diffusione in Siria si ha l’ultimo cambio del nome in Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ma anche con le forme abbreviate al-Dawla (Lo Stato) e oal-Dawla al-Islāmiyya (Lo Stato Islamico).

Nel 2014 Isis si distacca da Al Qaeda, in contrasto con la leadership e con le forme di combattimento ritenute troppo deboli, e con una capacità di penetrazione misera. Il desiderio di territorialità, di combattimento, di visibilità è troppo grande, tanto da spingere fino alla scelta del proclama di Abu Bakr al Baghadadi.

Ed oggi, si torna al punto di partenza.

Si torna alla Base. Quella stessa base da cui in centinaia hanno provato a distaccarsi per trovare fortuna e seguito, senza riuscirci. Quella base, cosi silenziosa e onnipresente, immune al variare dei tempi, capace di rendersi invisibile e forse per questo ancora piu terribilmente pericolosa oggi di allora.

Se qualcuno pensa che la guerra al terrorismo religioso islamico in medioriente ed Occidente, sia finita con la caduta dell’Isis, oggi ha una ulteriore prova che le determinazioni e conclusioni dell’Occidente, spesso non combaciano con la realtà che si vive a sud del mar mediterraneo.

 

 


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