Dramma delle spose bambine musulmane a Palermo

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In questi giorni sta emergendo a Palermo una realtà diffusa ma perlopiù sconosciuta: la presenza di numerose minorenni di religione musulmana costrette a lasciare la scuola per essere portate con l’inganno nei Paesi d’origine ed essere date in spose. Ragazze dai 13 anni in su provenienti dal Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka ed India destinate a diventare “spose bambine”. I mariti sono parenti (persino zii) o uomini sconosciuti, magari di dieci, vent’anni, trent’anni più grandi. Perciò non si tratta “soltanto” di matrimoni forzati, ma anche basati sulla pedofilia.

Lo denunciano “addetti ai lavori” nelle scuole o comunque personalità a contatto con gli istituti. Tra loro Erica Salvioli, operatrice psico-pedagogica dell’Ufficio scolastico regionale, la quale riferisce che il fenomeno “Accade soprattutto fra le ragazzine bengalesi e rom. Alcune trovano la forza di raccontare il loro dramma, altre tacciono. Di certo una strada da seguire è quella del dialogo con le loro famiglie. Le giovani migranti vivono molto questa sofferenza”.

La preside di una scuola media del centro storico di Palermo racconta: “Ci è capitato il caso di una sedicenne del Bangladesh destinata fin dalla nascita a uno zio di trenta anni più vecchio di lei. Si è confidata con noi e abbiamo cercato di aiutarla. Ma da un giorno all’altro è sparita, non abbiamo potuto fare altro che segnalare (agli assistenti sociali, ndr) il fatto che non venisse più a scuola”. Non resta che fare questo, una volta che le ragazze sono partite. Come è successo a Krista, una ragazzina di 14 anni che “Pensava di andare in vacanza e di dover incontrare i suoi cugini che non vedeva da tempo. Invece si è sposata e non è più tornata”, ha raccontato una sua ex professoressa.

Una ragazza, Urmi, 15 anni, originaria dello Sri Lanka (che comunque, intuiamo, è riuscita a salvarsi da un matrimonio precoce), ha riferito: “Mio padre mi minacciava continuamente. Mi ha sequestrato il cellulare e quando ha saputo che avevo una simpatia per un mio coetaneo palermitano mi ha chiuso in casa per settimane”.

Quelli di Palermo non sono gli unici casi in Italia. In ogni caso, anche giovani musulmane maggiorenni spesso non possono scegliere chi amare. Il nostro Paese ricorderà per esempio le vicende tragiche della 20enne pachistana Hina Saleem a Sarezzo in provincia di Brescia l’11 agosto del 2006; quello della 18enne marocchina Sanaa Dafani a Montereale Valcellina in provincia di Pordenone il 15 settembre del 2009 e quello di Sana Cheema, 25enne pachistana sgozzata dal padre e dal fratello nel Paese d’origine. Tutte erano legate a giovani non scelti della famiglia: giovani italiani (Sana Cheema era fidanzata con un italiano di origine pachistana).

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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