Fermate Erdogan. O sarete suoi complici La Turchia del Sultano (e della Fratellanza Musulmana) è una prigione a cielo aperto per gli oppositori del presidente

in Esteri/Le Brevi

Erdogan fa paura. Soprattutto ai turchi, vessati, soggiogati, tenui in ostaggio a cielo aperto in una nazione diventata ormai e solo il terreno marcato dal Sovrano dove chi si oppone è costretto a scappare o vivere in prigione. Il fumo del caso Khashoggi  che sta buttando negli occhi della comunità internazionale serve a far guardare oltre, occorre a non far parlare della Turchia dell’Erdogan che ordina arresti di massa, dell’Erdogan che promuove il terrorismo, dell’Erdogan che uccide chi gli si oppone.  E dunque ecco che continuano con cadenza quotidiana gli arresti di massa in Turchia usando la scusa del terrorismo. E come nel Gorgia di Platone dove c’è un cuoco che giudica -e condanna- i polli a morire per cucinarli. Chiaro. Erdogan, ideologo e Frankenstein del terrorismo, nell’ultima settimana, ha fatto arrestare 1.163 persone in operazioni condotte in tutto il Paese, accusate di Terrorismo! Ucronico. La gran parte è sospettata di sostegno al Pkk curdo (598) o di legami con la rete di Fethullah Gulen, che Ankara ritiene responsabile del tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016.

La Turchia del dittatore Erdogan non è un paese per studenti, accademici, scrittori, giornalisti, uomini d’affari… L’emigrazione dalla Turchia, infatti, è aumentata del 42,5 per cento nel 2017 rispetto all’anno precedente, con 253,640 persone che lasciano il paese, oltre il 40 per cento dei quali di età compresa tra i 20 ei 34: dati riportati da l’Istituto turco di statistica (TurkStat).

Nella più grande città della Turchia, Istanbul, troviamo il maggior numero di emigranti con quasi il 30% del totale, seguita dalla capitale Ankara e dalla città meridionale di Antalya.

Il declino della democrazia turca principali e l’epurazione del governo contro l’opposizione (sono stati promulgati 28 decreti legge legittimati non dal parlamento ma dallo stato d’eccezione, in virtù del quale circa 150mila funzionari pubblici sono stati destituiti, praticamente senza alcuna possibilità d’appello, e 50mila sono stati arrestati. Sono stati arrestati undici deputati dell’opposizione, 63 sindaci (quasi tutti curdi), 172 giornalisti e dieci attivisti per i diritti umani, spesso senza processo) a seguito di un fallito tentativo di colpo di Stato nel 2016 sono i principali fattori che stanno dietro l’ aumento del numero di persone che lasciano la Turchia di Erdogan e della Fratellanza musulmana.

Dunque a più di 5 anni di distanza non si fermano in Turchia le iniziative giudiziarie contro le proteste di Gezi Park e un mandato d’arresto è stato emesso anche  nei confronti dell’attore turco Mehmet Ali Alabora – molto noto nel Paese e seguitissimo su Twitter con quasi 3 milioni di follower – per la sua partecipazione alle proteste contro il governo di Recep Tayyip Erdogan. L’Ue ha più volte espresso preoccupazione per le detenzioni preventive. “Preoccupazione”, tradotto: se n’è frega dei soprusi di Erdogan che invece di essere isolato è sempre più incensato e al massimo schernito con lieve, candida, avola, ipocrita “preoccupazione”. Intanto chi è contro il Sultano e i suoi Fratelli Musulmani MUORE

Costantino Pistilli

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