Torino, procuratore capo Spataro contro Matteo Salvini: “Con il tweet messa a rischio l’operazione sulla mafia nigeriana”

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Anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani fermati dalla polizia”. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si congratula con la polizia di Stato e annuncia su Twitter gli arresti in corso nel capoluogo piemontese. Lo fa, però, alle 8.57 del mattino mettendo a rischio il buon esito dell’operazione stessa, fatto che suscita la durissima reazione del procuratore capo Armando Spataro: “La notizia in questione è intervenuta mentre l’operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa”.

 

Nelle prime ore di questa mattina gli agenti della Squadra mobile di Torino erano impegnati nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare contro un gruppo di nigeriani che stavano ricostituendo un “nido” degli Eiye (“aquile”), cioè una “cellula” di una delle “mafie” africane da tempo insediate in Italia (come raccontato nell’ultimo numero di Millennium) e, soprattutto, a Torino, dove erano state scoperte nel 2006 (con condanne definitive in Cassazione per associazione mafiosa) e poi ancora nel 2016 con l’operazione “Athenaeum” (le condanne di primo grado sono arrivate nel gennaio scorso). Proprio dopo quegli arresti alcuni nigeriani si sarebbero dati da fare per ricostituire un gruppo degli “Eiye”. Nel suo tweet Salvini definisce “mafiosi” i quindici nigeriani e Spataro puntualizza: “La polizia giudiziaria non ha fermato ‘15 mafiosi nigeriani’, ma sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa (quindi degli arresti, ndr)” e soprattutto “il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestazione della violazione dell’art. 416 bis c.p.”, cioè l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. “Coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è ancora in corso”, aggiunge.

 

Secondo il procuratore Spataro “la diffusione della notizia contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione della notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato”. Da qui scatta l’invito a Salvini: “Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell’azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie”.Un precedente simile avvenne quando alla guida del Viminale c’era Angelino Alfano che, il giorno del fermo di Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio, annunciò su Twitter l’operazione: “Era intenzione della procura mantenere il massimo riserbo”, disse il procuratore capo di Bergamo, Francesco Dettori. In quel caso però l’allora sospettato era già in mano alle forze dell’ordine. In questo caso sono state diffuse informazioni errate con l’operazione in corso. Non è la prima frizione tra l’alto magistrato e il responsabile del Viminale. A luglio ci fu un vero proprio scontro sulla questione migranti e i relativi sbarchi. E anche lo scorso 25 ottobre Spataro aveva duramente criticato il dl sicurezza ipotizzando profili di incostituzionalità.

 

Il procuratore capo non viene citato, ma la dichiarazione di Salvini diffusa dall’agenzia sembra diretta proprio al magistrato: “Sono stufo di offese, insulti, minacce e attacchi quotidiani. Faccio il ministro dell’Interno da sei mesi e penso di farlo bene, guardando i risultati. Se a qualcuno non piace, che si candidi alle prossime elezioni, ma adesso lasciateci lavorare in pace. Ilfattoquotidiano. Alle 16 voglio raccontare agli Italiani, in diretta Facebook, cosa abbiamo fatto e cosa faremo”.