Ahmad Joudeh: fuggito al terrorismo “in punta di piedi” La storia del ballerino siriano scoperto da Roberto Bolle che ha lottato contro la sua famiglia, la guerra, l'Isis pur di realizzare il suo sogno: la danza

in Le Brevi/Racconti
Libro ‘Danza o muori’ di Ahmad Joudeh

Stai leggendo questo articolo, sei collegato, quindi, ti costerà poco aprire un’altra pagina e ordinare questo libro appena uscito: ‘DANZA O MUORI’ (De Agostini, pp 251, euro 16), di Ahmad Joudeh, 28 anni, ballerino e coreografo, che ha meritato la prefazione del cigno Roberto Bolle con il quale ha anche ballato. Un’emozione che trova posto nel cuore di Joudeh, nonostante sia pieno di vertiginosi sentimenti e pene, gioie e paure, di rumori di guerra e di suoni da opera, del profumo del nuovo costume da ribalta e puzza di polvere da sparo e sangue. Ahmad Joudeh è riuscito a fuggire dalla guerra siriana -è cresciuto nel campo profughi palestinese Yarmouk ( una delle periferie più difficili di Damasco)-, ha resistito alle botte del padre che rifiutava, tra ira e vergogna, di avere un figlio machio ballerino, Joudeh è ancora vivo grazie alla danza chegli ha fatto scoprire le ali che aveva nei piedi, quelle ali che lo aiutato a volteggiare sulle bombe, a non far cadere la propria vita nelle fosse mortali del terrorismo. Lui ha ballato su, con, contro la guerra, la morte.

Ahmad è riuscito a vivere danzando, a rispondere “Danza”, alla scelta categorica tra “Danza o Muori”, quella frase che non solamente il titolo del suo libro, o il tatuaggio che ha impresso dietro il collo, “Danza o Muori”è stato il rosso o il nero della roulette del proprio destino. E ha vinto. Ha vinto la propria vita. Poi ha anche guadagno, fama, successo, soddisfazioni che hanno come nome Bolle o Sting… Soprattutto, ha dimostrato che l’arte -la danza, qui- è un valore, e vale perché salva, perché migliora la vita oltre a salvarla, dunque, è bellezzae la bellezza è vita, è il contrario del terrore che vela e viola la bellezza in tutte le sue forme, fino all’arte: il respiro della bellezza.

Ahmad_Yarmuk

Un destino, dunque, che lo ha portato molto lontano da dove viveva: Ahmad Joudeh è figlio di un palestinese e di una siriana, ha frequentato lezioni di danza in segreto, ha vissuto lo strazio della guerra civile, le minacce dei fondamentalisti, il terrore, ma non ha mai smesso di danzare e di insegnare a farlo ai bambini di Damasco. Nel frattempo, durante la guerra in Siria, ci sono state le bombe che hanno distrutto la sua casa e ucciso cinque dei suoi familiari e persino le minacce dell’Isis. Lui è riuscito a scappare e a salvarsi e oggi, grazie all’aiuto del Dutch National Ballet, si è trasferito ad Amsterdam e lavora come artista in Europa e nel mondo. Roberto Bolle avvicinato dall’Ansa ha dichiarato: “Eppure, anche in una situazione tanto disumana, la danza ha dimostrato di essere una forza salvifica, perchè l’arte ha davvero il potere di elevare l’animo – allontanandolo dalle brutture e dalle sofferenze – e di aiutarci a ritrovare la nostra dimensione più umana e luminosa, la parte migliore di noi stessi e di tutta l’umanità” dice Bolle che racconta come nel “passo a due con Ahmad, andato in onda su Raiuno il primo gennaio 2018” abbia “voluto coinvolgere Sting, un artista straordinario che da tempo, con grande sensibilità, si spende per questa causa”. L’Ansa, oltre alla star Roberto Bolle, ha intervistato anche Ahmad: “Ballare è una preghiera. La Siria è dentro di me, essere apolide mi rende libero”. Poi continuando l’intervista parla del nostro astro del ballo:”Con Bolle per ora “non ci sono altri progetti certi.

Il mio sogno a breve termine è di poter ballare a Verona o a Roma, ma siccome ho imparato a sognare sempre più in grande, mi auguro un giorno di poter fondare a Damasco l’Accademia di ballo siriana. Il mio sogno è andare a ballare nell’anfiteatro romano di Palmira”. Allora, arrivederci a Palrmira, libera, caro Ahmad, dove tutto il mondo ti seguirà “in punta di piedi”.

S.H.D. e C.P.

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