Desirée, la Procura procede con l’accusa di omicidio La pm riporta le testimonianze: “Fu impedito di soccorrere la ragazzina”

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Ci sono rabbia e sconcerto per la decisione del tribunale della Libertà di Roma di annullare l’accusa di omicidio volontario e di stupro a carico di due dei cinque arrestati per la morte della 16enne di Cisterna di Latina Desirée Mariottini dopo aver assunto droghe e psicofarmaci nel palazzo fatiscente di Tor San Lorenzo nella Capitale. Per i giudici la ragazzina deceduta nella notte del 31 ottobre scorso non sarebbe stata violentata, ma avrebbe subito soltanto un “abuso sessuale aggravato dalla minore età della vittima”. Nei confronti dei due uomini, il nigeriano Chima Alinno (detto Sisko), 47 anni, ed il senegalese Brian Minthe, 43, rimane la sola accusa di spaccio, perciò rimangono in carcere. Tuttavia la Procura tira dritto, nel sostenere anche nei loro confronti l’accusa di omicidio volontario e di violenza sessuale.

“Andiamo avanti per noi non cambia nulla – dicono i pubblici ministeri – Le indagini e i risultati delle analisi mostrano chiaramente che la morte di Desirée fu provocata da chi la riempì di droghe, farmaci e metadone”. A capo dell’inchiesta c’è la pm Maria Monteleone, che si occupa di reati legati alla violenza sessuale e che fin dall’inizio ha seguito la vicenda. La giudice, che proprio in tribunale ha depositato nuovi atti in base agli imprevisti sviluppi che ci sono stati, ha dichiarato: “Valuteremo le motivazioni dei giudici del Riesame, ma il percorso della nostra inchiesta è segnato”. I quattro malviventi accusati dello stupro e del delitto sapevano che la droga che avevano fornito a Desirée, avrebbe potuto ucciderla, ma nonostante tutto l’hanno fatto lo stesso. Secondo alcune testimoni che avrebbero voluto soccorrerla, questi avrebbero affermato: “Meglio lei morta che noi in galera”. Perciò i pubblici ministeri della Procura capitolina hanno deciso di presentare ricorso contro l’alleggerimento della posizione di Alinno e Minthe. Tra l’altro le testimoni, prima di essere interrogate dagli investigatori della squadra mobile coordinati dai capi della sezione violenza di genere Pamela Falconieri e della Omicidi Andrea Di Giannantoni, sono state intercettate da alcune “cimici” mentre dicevano: “Se ci facevano chiamare l’ambulanza, (Desirée, ndr) non moriva”. L’adolescente “È stata lasciata agonizzante per ore, nel suo stomaco c’era una quantità altissima di metadone mescolato al vino (più morfina, eroina e cocaina, oltre agli psicofarmaci, ndr), come è possibile che questo non sia sufficiente a mostrare la volontà di ammazzarla?”, chiede la Procura.

Intanto spunta un nuovo teste, V.B., già ascoltato negli uffici della Questura il 31 ottobre. Frequentava abitualmente lo stabile malfamato di via dei Lucani. Gli era stato detto che c’era una ragazza (Desirée) in un container e di andare ad accertarsi che dormisse: lui ha guardato, fumato droga con altri e se n’è andato, senza però accorgersi che la 16enne (trovata nuda sotto una coperta bianca), stava per morire.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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