Asia Bibi, il marito chiede aiuto all’Italia

in Esteri

Non c’è pace per Asia Bibi. Nonostante l’assoluzione la mattina del 31 ottobre scorso da parte della Corte Suprema del Pakistan per l’accusa di blasfemia dopo 9 anni di carcere, nel quale è stata anche stuprata, la donna resta in carcere e in ogni caso ha il divieto di lasciare il Paese. Rischiano ancora e ancor di più la vita lei e la sua famiglia, a causa degli integralisti islamici che hanno minacciato di morte i giudici e costretto l’avvocato di Asia, Saif ul-Malook, musulmano, a lasciare in fretta e furia il Paese. Così il marito della contadina cattolica madre di cinque figli, ha chiesto aiuto all’Italia per liberare la moglie e farli uscire dal Pakistan. Ashiq Masih ha inviato un accorato video messaggio all’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, in cui dice: “Facciamo appello al governo italiano … La nostra vita è in pericolo, abbiamo difficoltà anche a trovare da mangiare, perché non possiamo uscire a comprarlo”. Già ricevuto da Papa Francesco con i figli in Piazza San Pietro, l’uomo era stato a Roma insieme alla figlia maggiore Eisham lo scorso 24 febbraio, come testimone dell’evento organizzato dallo stesso ente italiano “Colosseo Rosso”, in cui l’anfiteatro era stato illuminato dello stesso colore in solidarietà di Asia e di tutti coloro che sono perseguitati per la loro fede.  “È molto importante l’attenzione della comunità internazionale e dei media per mantenere viva Asia Bibi e per proteggerci”, ha detto in conclusione del suo messaggio Ashiq Masih, che nei giorni scorsi aveva già chiesto asilo politico in Gran Bretagna, negli Usa e in Canada.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ospite di Pierluigi Diaco al programma “Non stop news” su Rtl 102.5, si è pronunciato sul caso di Asia Bibi affermando: “Ci stiamo lavorando con altri Paesi occidentali, con discrezione per evitare problemi in loco alla famiglia che vuole avere un futuro. Posso assicurare che io, da ministro ma anche da leghista, ci tengo che donne e bambini a rischio della vita, possano avere un futuro”. Salvini ha aggiunto che “garantite vita, futuro e libertà a questa povera famiglia”, ma ha anche sottolineato che “ci sono tanti italiani in Pakistan, e dobbiamo stare attenti a parlare. Il nemico è il fanatismo”.

Tra gli stessi fanatici che stanno infiammano le strade e le piazze pakistane con le loro proteste contro l’assoluzione di Asia, e il governo locale, venerdì 2 novembre è stato firmato addirittura un accordo (a seguito di una petizione) per far rivedere la sentenza alla Corte Suprema, ma Wilson Choudry, presidente della British Pakistani Christian Association, cerca di rimanere ottimista e spiega: “In Pakistan tutto è possibile, lo stato di diritto e debole. Il fatto stesso che la petizione sia stata ascoltata è un qualcosa che va al di là dell’autorità del Parlamento allo scopo di contestare la Corte Suprema. Tuttavia, noi dell’associazione crediamo si tratti solo di uno stratagemma per far cessare le proteste e consentire l’arresto dei principali responsabili dei disordini”. Sarà così? Finirà prima o poi il calvario di Asia Bibi?

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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