Khashoggi ed il golpe fantasma ai danni di Bin Salman

in Analisi

di Vincenzo Cotroneo

Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca.

Ed oggi, quasi in contemporanea escono due note in riferimento all’omicidio del giornalista saudita Khashoggi. Una di Erdogan ripresa in Italia dall’Huffington Post ed una dei  figli di Khashoggi, rilasciata durante una intervista all’emittente USA Cnn, e rilanciata dall’Ansa. I figli del giornalista, Salah ed Abdullah descrivendo il padre come uomo coraggioso e generoso, ne hanno richiesto il corpo per una degna inumazione, sottolineando la speranza che qualunque sia stata la modalità dell’omicidio, questa sia stata veloce ed indolore. Giusta ed umana speranza, come giusto ed umano il desiderio di riavere le spoglie per consentire il normale corso delle celebrazioni funebri. Ma, la normalità di questa storia si ferma qui. Il resto è un alternarsi di dichiarazioni e comportamenti che inevitabilmente transitano in un colore che è piu adeguato a questo genere di tresche internazionali, il grigio, scuro. Tipico di quelle situazioni dove il morto che ci scappa, è sovente un “aggancio” per consentire manovre e dichiarazioni politiche altrimenti discutibili e piu che contestabili.  In questo caso, il morto Khashoggi. La odierna nota stampa del Presidente turco Erdogan lascia ulteriore spazio al dubbio ed alla velata calunnia contro il giovane erede al trono saudita, principe Bin Salman, leader evidentemente non gradito in terra ottomana, e anche in Patria soprattutto da quella parte (notevole) della famiglia che è stata estromessa dagli affari di Stato e reclusa in hotel di lusso, confinata al di fuori della sfera di influenza del Paese. Bin Salman rappresenta per Turchia, Qatar e gran parte della sua stessa famiglia, un grande ostacolo, ognuno per ragioni diverse. Rappresenta un antagonista politico di difficile gestione viste le sue inclinazioni laiciste, e gli avvicinamenti strategici ad Israele e Stati Uniti. La volontà di rendere meno vincolante la norma coranica e allargare cosi il numero dei grandi partner ed investitori nel Paese, lo rende di fatto poco gestibile e rende impossibile l’ingresso sul campo da gioco del resto dei componenti dell’originario nucleo familiare o di famiglie regnanti di emirati e Paesi vicini. Rappresenta il freno ad una espansione dell’islamismo con quel carico nebuloso di doveri bellici territoriali e non che porta con se, la totale sconfitta dell’idea di un grande sultanato in grado di elevarsi a moderno controllore della “cosa islamica”. La dichiarazione di Erdogan “l’ordine di uccidere Khashoggi è arrivato dal più alto livello del Governo saudita”, è piuttosto circoscritta, visto che, immediatamente, lo stesso Presidente turco tiene a precisare che non parla del Re Salman, definendo amichevoli i rapporti tra i due, ed appellandolo come “Custode dei luoghi santi”. Ma se non è il Re il destinatario di questa dichiarazione,  né lo sono gli altri parenti estromessi da queste decisioni, da chi arriva l’ordine? È evidente che il soggetto nemmeno troppo nascosto di questa accusa, sia Bin Salman. Chiarissimo l’intento di  chiudere attorno al giovane erede al trono il cerchio di una congettura figlia di un omicidio premeditato certamente, ma architettato da chi? Se fosse mai stato Bin Salman ad ordinare un tale evento, non si potrebbe che definirlo un pazzo che decide di sovvertire senza alcuna spiegazione una carriera di leader internazionale, dal carattere moderno e riformatore. Troppi errori marchiani, quasi serviti apposta su un piatto d’argento ai media di tutto il mondo, e tutti convergenti su di lui, come se per paradosso, si organizzasse un omicidio di Stato, senza alcuna attenzione alla creazione di filtri e protezioni in grado di assicurare al mandante una aura di innocenza, almeno credibile. Ed alla fine, una domanda chiara esce fuori da questa vicenda. La morte di Khashoggi, a chi ha procurato un vantaggio? La sua eliminazione a chi ha causato un problema? Queste domande ci potrebbero anche fare optare per una ipotesi,  un tentativo di golpe indiretto, un golpe fantasma condotto da mani invisibili e portato avanti con l’intento di distruggere ogni credibilità di Bin Salman ed esautorarlo del potere prima ancora che gli sia ceduto ufficialmente dall’anziano regnante. In questo disegno invece, sembra di unire i puntini della settimana enigmistica, con quella semplicità tipica del gioco da fine settimana. E tutto ciò non può non risultare risulta francamente illogico (ed artatamente ed artificialmente costruito da terzi) agli occhi di un analista. Nel mentre, Erdogan, nel silenzio dei Paesi europei, nei giorni scorsi ha annunciato la volontà di una nuova offensiva, una operazione militare contro la popolazione curda nella regione del Sinjar a cavallo del confine irakeno, cosa che potrebbe allontanare la Turchia da ogni strategia Nato, e rendere ancora piu complicato il dialogo con i Paesi dell’Europa.

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