TRA OPPORTUNISMO E INCAPACITÀ

in Opinione

di Adriano Segatori

Cogliere l’opportunità di una parola o di una condotta fa parte di una strategia, di una decisione che tiene conto del campo di azione e degli obiettivi da raggiungere, come il sacrificio studiato di un pezzo degli scacchi può avere la finalità di raggiungere la mossa vincente per la conquista del re.

In politica questa procedura è nota da tempo immemorabile, fa quasi parte della sua stessa natura.

 

Come in guerra, di cui la politica è la rappresentazione fisicamente incruenta, anche una ritirata, la concessione di una tregua o il cedimento di una posizione possono essere delle tattiche favorevoli ad una strategia vincente sul lungo percorso.

 

Fin qui nulla da eccepire.

 

Altro è l’opportunismo, il cedimento rispetto a promesse annunciate o a processi già definiti, con lo scopo di mantenere interessi personali o rispondere a ricatti nascosti e incomunicabili.

 

Se poi ci aggiungiamo l’incompetenza, ovvero l’incapacità politica di sostenere una dottrina efficace e di definire una visione strategica, o ancora la paura di prendere posizione e di sostenere le proprie tesi, ecco che il disastro diventa una possibilità piuttosto concreta.

 

Salvini va in Qatar e Souad Sbai stigmatizza il fatto, per altro noto a tutti, che questo paese finanzia il terrorismo islamico internazionale e non rispetta i diritti dell’uomo.

 

Del resto, è del 2016 l’inchiesta di Gian Micalessin pubblicata con il titolo “Se il Qatar ci compra. Il Jihad del lusso e degli affari”, che riguarda la guerra economica in atto contro l’Occidente con investimento di miliardi, perché “l’Islam chic ha una strategia chiara: per conquistare il mondo non serve la spada, bastano gli affari”.

 

Ora, nessuna pregiudiziale su questo viaggio, ma qualche dubbio ce lo possiamo permettere.

 

Fu una strategia quella di Mussolini, il mangiapreti miscredente definito “l’uomo della Providenza” da Papa Pio XI, nel procedere al Concordato con la Chiesa Cattolica.

 

Fu una strategia quella di Stalin, il comunista padre della Santa Madre Russia di condividere il Patto Molotov-Ribbentrop con il nazista Hitler, Führer del Reich millenario.

 

Fu una strategia quella del cristiano e democratico Aldo Moro di accordarsi con i palestinesi, musulmani e terroristi, per evitare il terrore sul suolo italiano.

 

Alcune, queste, di altre innumerevoli strategie che in politica hanno rappresentato quali opportunità di reciproco interesse e di comune tattica.

 

Ma questi erano, nel bene e nel male, statisti. Erano personaggi con un senso elevato della Nazione, della sovranità, del destino comunitario; avevano una visione del mondo, una profondità culturale, una capacità elevata di conoscere il nemico e se stessi, tanto per rispolverare Sun Tzu; avevano un popolo organico a cui fare riferimento.

 

In Italia e in Europa oggi non esistono statisti, ma manager; gestori di un apparato tecnico-economico alienato nella peggiore tecnocrazia; funzionari in un sistema che non ha senso della Storia, né del destino.

 

Che questi rappresentanti si confrontino con rappresentanti di un potere teocratico nel quale religione e diritto coincidono, e in cui è presente l’idea totalizzante di una realtà a cui tendere e modificare secondo la propria dottrina e la propria volontà, un po’ di sconcerto, di dubbio e di incertezza li provoca.

Fonte: electoradio