Souad Sbai (Centro Studi Averroè): da Salvini ipocrisie sul Qatar, assenza di diritti civili e finanziamenti al terrorismo

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“Qui in Qatar ho trovato un Paese che cresce, che accoglie, che ha voglia di lavorare con l’Italia. Ci sono tante opportunità per le imprese italiane perché il Made in Italy è amato, lo dimostra la linea della metro realizzata da un gruppo italiano e tanti altri settori, tra cui quello della sicurezza e dell’anti-terrorismo. Questa è la partnership commerciale e culturale che mi interessa”.

 

Pensate queste le parole del nostro ministro degli Interni Matteo Salvini. Che ipocrisia quando appena un anno prima nel giorno in cui Arabia Saudita, Emirati, Egitto e Bahrein annunciavano la rottura dei rapporti diplomatici con il Qatar perché finanziava il terrorismo lo stesso Salvini affermava di esigere la verità sul Qatar in Italia, a chi dava i soldi e per cosa.

 

Ed ora eccolo lì a inchinarsi e lanciare messaggi sbagliati magari ispirato dall’ambasciatore locale che naturalmente è filo qatarino. Il signor Salvini andasse a vedere invece cosa accade in quel Paese con i Mondiali 2022 dove ogni giorno muoiono decine di operai nei lavori. Muoiono perché non ci sono diritti in quel Paese.

 

Certo da fuori è tutto bello, ti vengono a prendere con le limousine, i grandi alberghi, ma poi bisogna vedere quello che c’è dietro ma ti impediscono di vedere. Gli imprenditori è da una vita che fanno affari con il Qatar dunque Salvini scopre l’acqua calda.

 

Il primo ministro e signora ed è lei che comanda sono venuti in Italia prima delle elezioni e hanno influenzato anche quelle. Hanno il potere ed i soldi per farlo. Non dimentichiamo che il Qatar è il Paese che ha finanziato Al Qaeda.

 

E’ una vita che faccio questa mia crociata contro il terrorismo rischiando anche la vita perché loro sono capaci di tutto. L’Arabia con gli emiri specie con Al Salman sta cercando di chiudere in una morsa il Qatar ma è dura mentre l’Europa ha una posizione più asettica perché il Qatar ha enormi interessi in tutte le grandi compagnie e banche europee. Certo ci sono associazioni come Amnesty International o altre che fanno presente il problema ma siamo lontani dal risolverlo.

Fonte: agenpress. It