Pescara, in città ci sarebbero o sarebbero passati alcuni terroristi dell’Isis: l’allarme

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Un articolo del sito Wittgenstein, legato a Il Post, ha rilanciato la notizia di aggressioni e minacce subite alcuni dipendenti comunali, tra cui alcuni assessori. E’ accaduto nel 2015.

In particolare il quotidiano online di Pescara “Il Centro”, ha parlato dell’assessore alle Politiche culturali e rapporti con associazioni culturali con delega all’istruzione Giovanni Di Iacovo, scrittore, che sarebbe stato vittima di un simpatizzante dell’organizzazione terroristica, indicato in un articolo del portale come cittadino iraniano e in un altro, del giorno successivo, come albanese. L’uomo lamentava i rimborsi dei libri per i figli e si sarebbe rivolto alla segretaria dell’assessore con queste parole: “Ora vi faccio vedere io cos’è l’Isis. Vi faccio vedere di cosa è capace un musulmano”.

L’assessore Di Iacovo, ha confermato le lamentele da parte di un cittadino italiano di origine albanese, per la precisione, ma ha negato che questi abbia minacciato la sua segretaria o lui. Piuttosto la persona, timorosa di essere guardata con sospetto perché straniera (e musulmana), dato che non le arrivava dal Comune quanto richiesto, avrebbe detto: “Non sono mica uno dell’Isis”. L’uomo, in realtà, non aveva semplicemente i requisiti per i rimborsi e la questione è finita lì. Il giorno successivo, lo stesso signore è tornato in Municipio dopo aver letto la mistificazione mediatica di quanto aveva detto, ha dichiarato di essere dispiaciuto per l’accaduto e proprio l’assessore ha dovuto rassicurarlo.

Tuttavia Di Iacovo ha osservato che evidentemente i media avevano riferito che lui fosse stato personalmente aggredito e minacciato perché proprio in quella settimana, anzi in un solo giorno, erano stati minacciati ben due assessori, Adelchi Sulpizio, avvocato, con delega (anche) all’edilizia residenziale e al bilancio, e Giacomo Cuzzi, Assessore alle Attività Produttive. Dunque, in un certo qual modo, il “problema Isis” a Pescara, esiste.

Lo documenta anche il fatto che, secondo un’inchiesta realizzata lo scorso anno dal quotidiano britannico The Guardian e rilanciata da “La verità” di Maurizio Belpietro, alcuni membri del Califfato avrebbero chiesto di farsi curare nel capoluogo abruzzese e a Milano, spacciandosi per feriti di guerra libici. In tal modo riuscivano ad entrare in Italia grazie a documenti falsi e ad un corridoio umanitario chiamato “Comitato assistenza feriti libici”, poi si dileguavano (nel nostro Paese o in altri Paese europei), sfruttando mancanze nella sicurezza. Lo stesso sistema sarebbe stato utilizzato dal terrorista di matrice islamica Qais Bin Hamid, che con il fratello Akram era uno degli organizzatori dello Stato Islamico e dei suoi coordinatori sul suolo italiano. Akram è stato operato alla gamba all’Ospedale di Pescara e, una volta guarito, si è dato alla macchia. La nostra intelligence continua ad indagare sul fenomeno, anche sulla scorta di segnalazioni di colleghi mediorientali.

Altri terroristi, ormai è ben noto, sono arrivati sulle nostre coste viaggiando sui barconi di migranti. O hanno documenti contraffatti o non li hanno proprio, ma la libertà di movimento che trovano denuncia che nel nostro Paese abbiano già basi logistiche e appoggi.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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