Infibulazione: l’Inganno del Multiculturalismo

in Editoriale
Infibulazione

di Souad Sbai

L”infibulazione”,  una pratica preislamica, probabilmente già in uso nell’antico Egitto  da dove  sarebbe approdata a Roma (infibulazione deriva dal latino fibula) come misura per controllare la sessualità delle schiave. L’Associazione Acmid-Donna Onlus da anni si occupa anche del fenomeno “infibulazione “, si tratta di una pratica tutt’altro che estirpata o marginale tra alcune comunità di immigrati presenti in Italia ed in particolare l’attenzione è volta alle bambine infibulate. Dal l’entrata in vigore della legge Consolo del 2006 il fenomeno in Italia è stato in gran parte debellato ma oltre alle leggi sono necessarie azioni forti per contrastare questa pratica tribale e malvagia che non ha niente a che vedere con le religioni ed è legata solo a tradizioni culturali in parte dell’Africa. Non è accettabile la pratica della mutilazione genitale delle bambine, a volte addirittura consigliata anche da alcuni Imam provenienti da paesi come Somalia ed Egitto, tanto da influenzare comunità di immigrati che mai ne avevano sentito parlare in madre patria. Sarebbe importante cominciare a sensibilizzare l’opinione pubblica avviando una politica di prevenzione. Occorre intraprendere azioni e iniziative volte a infrangere la barriera di dolore e silenzio che separa le vittime di questa violenza da tutte le altre: il dolore indicibile che prova una donna martoriata nel corpo e umiliata nell’animo. Il silenzio che le impedisce di chiedere aiuto, di vivere una vita affettiva e sessuale serena, di partorire un figlio senza affrontare ancora un’altra sofferenza. L’infibulazione, la sutura parziale, talvolta totale, degli organi genitali femminili è una realtà sulla quale è difficile fermare lo sguardo, ma solo obbligandoci a tenere gli occhi su questo crimine potremo iniziare a comprendere lo stato di emergenza in cui versa tanta parte delle donne straniere in Italia e tanta parte di quelle bambine, nate nel nostro Paese da famiglie immigrate, che quotidianamente divide il banco di scuola con i nostri figli. E la forte difficoltà in cui si muovono anche gli operatori e le operatrici in ambito sanitario che quotidianamente, nell’esperienza ospedaliera, si imbattono nell’impossibilità di prestare soccorso in modo adeguato a donne che hanno subito mutilazione dei genitali, perché nessuna scuola, nessuna università, nessun corso di addestramento li ha preparati ad affrontare questo problema. Sono almeno 135 milioni, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne che hanno subito mutilazioni sessuali nel mondo e ogni anno se ne aggiungono due milioni. Le mutilazioni genitali femminili sono praticate soprattutto in Africa e in alcuni paesi del Medio Oriente Egitto, Yemen ma ci sono casi di mutilazioni anche in Asia, nelle Americhe, in Europa ed Italia compresa all’interno delle comunità di immigrati. Nonostante la risposta legislativa italiana ad una problematica dalle implicazioni così profonde – costituita dalla Legge ” Consolo” n°7 del 09/01/2006, e in particolare dall’articolo 583 bis che sancisce un inasprimento della pena per chi pratica l’infibulazione nel nostro Paese, ma anche per chi “cagiona” la mutilazione intendendo con ciò, di fatto, riconoscere la grave responsabilità della famiglia delle piccole vittime di questa sevizie, il problema di fondo resta. Ed è rappresentato dall’insufficienza di un sistema che interviene condannando i responsabili di un crimine già commesso e non riesce a impedire, piuttosto, il suo verificarsi. Ancora una volta la parola chiave è educazione: educazione alla pari dignità per tutti nelle scuole, educazione alla salute e supporto psicologico per le donne che hanno subito l’infibulazione, educazione del personale sanitario perché possa intervenire correttamente in aiuto di una donna vittima di mutilazioni genitali. Non deve mancare la collaborazione da parte delle leader di comunità, riconosciute autorevoli e fidate e appartenenti alla comunità stessa e, proprio per questo, in grado di facilitare un’apertura al dialogo. Sono passati undici lunghi anni da quando, con eroico coraggio e assoluta dedizione, Stella Obasanjo, faceva partire dalla Nigeria la lotta senza quartiere alla barbarie dell’infibulazione nel continente africano. E da quando Susanna Mubarak intraprendeva una guerra totale a questa pratica, proprio nel paese dove questa ebbe origine, l’Egitto dei Faraoni. Da allora molte cose sono cambiate, ma moltissimo rimane ancora da fare.


link consigliati:

https://www.google.it/amp/s/www.loccidentale.it/articoli/88881/dietro-lideologia-del-multiculturalismo-si-cela-solo-un-grande-inganno%3famp

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Souad_Sbai

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