Caso Cucchi: carabiniere confessa il pestaggio ed accusa due colleghi

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Svolta nel processo bis per la morte di Stefano Cucchi, il 31enne romano pestato a sangue da alcuni carabinieri dopo essere stato arrestato per spaccio nella notte tra il 15 e 16 ottobre 2009. Il giovane morì una settimana più tardi, il 22 ottobre, all’ospedale Sandro Pertini. Coinvolti nel caso anche tre medici della struttura per non aver curato il giovane e negato che il suo decesso sia stato causato da un pestaggio.

Uno dei cinque militari imputati per il caso, Francesco Tedesco, ha ammesso i fatti in una denuncia e ha puntato il dito contro due colleghi, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, anche loro a processo. “Il 20 giugno 2018”, ha spiegato il pm Giovanni Musarò, “Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio”.

Perciò il rappresentante dell’accusa ha fatto sapere che è stato iscritto un procedimento contro ignoti nell’ambito del quale lo stesso Tedesco ha reso tre dichiarazioni. In particolare “ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: (Roberto) Mandolini, da lui informato; D’Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; (Vincenzo) Nicolardi, quando si è recato in Corte d’Assise, già sapeva tutto”. Successivamente la procura ha appurato che “è stata redatta una notazione di servizio, che è stata sottratta, e il comandante di stazione dell’epoca non ha saputo spiegare la mancanza”.

Francesco Tedesco, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro sono accusati di aver colpito Cucchi, perciò sarebbero colpevoli di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità. Inoltre Tedesco, insieme al maresciallo Roberto Mandolini, deve rispondere anche delle accuse di falso e calunnia, per la presunta omissione nel verbale d’arresto dei nomi di Di Bernardo e D’Alessandro, e perché avrebbe dichiarato il falso al processo di primo grado. Il quinto carabiniere, Vincenzo Nicolardi, è imputato per falso.

Soddisfatta per gli sviluppi della vicenda la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, che si è sempre battuta pubblicamente anche a nome della sua famiglia per rendere giustizia al fratello, La donna ha scritto su Facebook: “Processo Cucchi. Udienza odierna 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi”.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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