Il centro commerciale del Qatar “Asian Town” è diventato un simbolo di segregazione razziale Un’astuta strategia per ghettizzare i lavoratori stranieri

in Esteri/Le Brevi
Asian Town

Può sembrare come qualsiasi altro complesso di intrattenimento in Qatar: un gigantesco centro commerciale, con un cinema multisala e un anfiteatro per spettacoli musicali. Ma non ci sono boutique di lusso, niente donne e tantomeno qatarini. Benvenuti a Asian Town, un luogo di intrattenimento e shopping nel cuore del più grande campo di lavoro in Qatar, alla periferia della capitale, Doha.
Ogni giorno, migliaia di giovani uomini si radunano qui dai dormitori dei lavoratori che si estendono nel deserto per miglia e miglia, per assaporare curry di montone, film di Bollywood o semplicemente per difendersi dal caldo torrido. La sede, di proprietà del governo, attira 950.000 visite al mese, la maggior parte delle quali sono lavoratori migranti. Circa il 95% dei lavoratori del Qatar proviene da paesi diversi, con la maggior parte dall’Asia meridionale. “Questo è il posto più economico dove fare acquisti in Qatar”, ha detto al quotidiano inglese Guardian Ahmed Refaat, il direttore marketing di Asian Town aggiungendo: “Gli eventi e l’intrattenimento sono gratuiti. I lavoratori sono così soddisfatti e felici”. A noi, e alla maggior parte della Comunità internazionale, sembra invece un’astuta strategia per isolarli, ghettizzarli.

C.P.

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