Asia Bibi, l’8 ottobre il giudice deciderà sulla condanna a morte

in Esteri

Lunedì 8 ottobre alle ore 13 del Pakistan (le 10 in Italia), Asia Bibi, la donna cristiana madre di cinque figli dal 2009 in carcere (dove è stata anche stuprata) con l’accusa di blasfemia nei confronti dell’islam, conoscerà definitivamente il proprio destino, ovvero se sarà condannata a morte come richiesto dal pubblico ministero e come stabilito da una sentenza emessa nel 2010, oppure se la Corte Suprema del Pakistan accetterà il terzo e ultimo ricorso presentato dai suoi legali per salvarle la vita e liberarla. Se ciò non avverrà, non resterà che chiedere la grazia del presidente Arif Alvi. Il pronunciamento del tribunale dovrebbe avvenire lo stesso giorno, mentre la pubblicazione avverrà due o tre giorni più tardi.

Joseph Nadeem, tutore della famiglia di Asia e, presidente della Renaissance Education Foundation, che da Lahore si occupa delle spese legali e del sostentamento della sua famiglia, ha dichiarato che nel giro di una settimana la donna potrebbe essere (finalmente) liberata, e ha concluso dicendo: “Speriamo e preghiamo”. La Cancelleria del Supremo Tribunale di Islamabad ha confermato che Asia sarà sottoposta al giudizio di un collegio creato ad hoc e che in sede processuale verrà ascoltato il legale musulmano della donna, avvocato Saiful Malook. Il collegio giudicante, composto da tre alti magistrati e presieduto dal presidente della Corte suprema del Pakistan, Mian Saqib Nisar vuole garantire che il processo non sia una farsa, venendo strumentalizzato politicamente e religiosamente (a differenza di quanto era avvenuto per i primi due gradi di giudizio), perciò Joseph Nadeem è ottimista. Intanto la contadina cristiana del Punjab finita in prigione per aver osato bere acqua dallo stesso contenitore di un pozzo dove poco prima avevano bevuto alcune colleghe musulmane, discriminazione in seguito alla quale tra le donne era scoppiato un diverbio sull’islam ed Asia aveva chiesto alle altre cosa aveva fatto per loro Maometto proprio in quanto donne, venendo poi denunciata da un imam che ha fatto leva  sull’articolo 295 comma C del codice penale pakistano contro le offese al Profeta dei musulmani, continua a pregare. Per lei si era pronunciato anche Benedetto XVI e Papa Francesco, ricevendo la sua famiglia in Piazza San Pietro e benedicendo la donna, le ha fatto pervenire in dono un Rosario.

In questi anni vi sono state manifestazioni di integralisti islamici che esigevano la condanna a morte di Asia Bibi. Si è parlato di minacce verso i magistrati per spingere l’Alta Corte a confermare la sentenza di primo grado, e certamente sono stati uccisi due uomini che si sono espressi a favore della donna: il musulmano Salman Taseer, governatore del Punjab (caduto per mano di una guardia del corpo il 4 gennaio del 2011 ad Islamabad) e il cattolico e attualmente servo di Dio Shahbaz Bhatti, ministro federale per le minoranze religiose (2 marzo 2011). Quest’ultimo aveva chiesto una scorta, ma gli era stata negata. Scortato invece è l’avvocato musulmano di Asia Bibi, Saiful Malook. Per il dramma di Asia ha subito minacce di morte anche una donna musulmana, Sherry Rehman, senatrice pakistana ed ex Ambasciatrice alle Nazioni Unite.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

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