Il Qatar finanzia l’islamizzazione radicale dell’Europa.

in Opinione

di Lorenza Formicola

Nel 2014 il Telegraph andava in stampa con un pezzo su come il Qatar stesse finanziando l’ascesa degli estremisti islamici. E la cosa è più che risaputa. D’altronde sono anni che il Qatar, di casa in Inghilterra essendo proprietario di Harrods, spedisce aerei carichi di armi ergendosi a sponsor di islamisti come i gruppi legati ad al-Qaeda. Un esempio su tutti è la Siria, dove il Qatar ha sponsorizzato la ribellione contro il regime di Bashar al-Assad.

Ma quel di cui si sa veramente meno è l’influenza del Qatar in Europa, e in particolare in Francia. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, ha infatti di recente fornito la prova concreta che la Francia è un campo privilegiato di espansione per il suo paese. Con l’incontro di luglio, Macron e l’emiro del Qatar si sono seduti al tavolo delle trattative per la terza volta nel giro di pochi mesi. Contratti del valore di oltre 12 miliardi di euro sono già stati firmati, rendendo il Qatar il terzo maggior cliente francese nel Golfo dopo l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Il Qatar, tuttavia, ha nell’obiettivo non solo l’economia francese.
È il denaro qatarino a finanziare le mega moschee di cui si sta fregiando la Francia negli ultimi anni. Come la Grande Moschea di Poitiers, ad esempio, che si trova nelle vicinanze proprio del sito della battaglia dove Carlo Martello fermò l’avanzata dell’esercito musulmano. La moschea gode di una sala di preghiera capace di ospitare oltre 700 fedeli ed è stata costruita direttamente dalla “Qatar Charity”.
Secondo il quotidiano Libération, “… il Qatar gestisce un entusiastico, ma consensuale, entrismo con l’Unione delle Organizzazioni islamiche di Francia (UOIF), rappresentante della Francia della Fratellanza musulmana”.

Un’altra moschea finanziata dal Qatar è quella di Assalam a Nantes. Nella città francese illuminata notte giorno dall’enorme costruzione, già erano presenti altre due moschee – di cui una, quella di El Forqane, era la cappella di Saint Christophe – ma i leader della comunità musulmana si lamentavano che fossero troppo piccole per le loro necessità.
E, ancora, senza il Qatar il Centro An Nour, una delle più impressionanti moschee d’Europa, non sarebbe stato possibile. “Il centro è situato strategicamente nella regione di confine tra Francia, Germania e Svizzera, dove i musulmani costituiscono oltre il 20% della popolazione totale della città di 256.000 persone e oltre 150.000 persone provenienti dai tre paesi beneficeranno del progetto”, così i media del Qatar hanno celebrato l’opera che non poteva che essere strategica.
A Marsiglia, il denaro qatarino ha finanziato la grande moschea che verrà ultimata a breve: capace di ospitare fino a 14.000 fedeli, la moschea va a sommarsi alle oltre 70 sale di preghiera ufficiali e moschee. Milioni di euro sono serviti, poi, per la Grande Moschea di Parigi. E il Qatar ha anche contribuito a finanziare il campus di Saint-Denis dell’Istituto europeo di scienze umane (IESH). Un istituto privato che offre corsi di lingua e teologia araba a studenti musulmani post-laurea: sono bastati quindici anni perché le iscrizioni passassero da 180 studenti a quasi 1.500.
Anche la scuola di fede musulmana finanziata dallo stato francese, il Lycée-Collège Averroès, ha potuto usufruire del mecenatismo qatariota. Scuola che, peraltro, è stata a lungo al centro di aspre polemiche quando uno dei docenti si dimise perché “era un focolaio di antisemitismo che promuoveva l’islamismo agli studenti”. La scuola è finanziata da fondi governativi, tasse scolastiche e donazioni dalla comunità musulmana. Ma quando è diventato necessario acquistare un nuovo edificio e rinnovarlo, per 2,5 milioni di euro, sono intervenute la Banca per lo sviluppo dell’Arabia Saudita che ha accettato di pagare 250.000 euro e la Qatar Charity con 800.000.
Già qualche anno fa Georges Malbrounot, noto giornalista de Le Figaro, e che a lungo si è occupato dei rapporti tra Francia a Qatar, sosteneva che “attraverso l’UOIF, l’idea del Qatar è di prendere il controllo dell’islam in Francia”. Difficile smentirlo.
Ma la Francia non è l’unico Paese nelle mire espansionistiche dell’emirato. L’epicentro dei Fratelli Musulmani e il megafono proselitista del mondo sunnita, ha pagato oltre 3 milioni di euro per costruire la moschea di Malmö, in Svezia che la più grande moschea della Scandinavia.

Il Qatar ha i soldi, il potere, l’influenza e un amore profondo per l’islam fondamentalista, tali da farli sentire sicurissimi al cospetto del futuro. Intanto, con la medesima tranquillità, l’Occidente si sta annullando: in parte per avidità e in parte per ignoranza, insieme a una totale mancanza di preoccupazione per le questioni dei diritti umani totalmente assenti a casa degli sceicchi.

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