Souad Sbai: “Io sto con le donne iraniane” In Iran un gesto come questo più che una provocazione è un grido di dolore per chi non ha mai avuto voce. Avranno la mia

in Editoriale/Le Brevi
#iostoconledonneiraniane

Di Souad Sbai

In Iran un uomo si è scagliato contro una donna (VIDEO), “colpevole” di aver indossato male il suo hijab, minacciandola di farla arrestare se non lo avesse sistemato. «Roussari ya Toussari», cioè «velo in testa o botte in testa», come ha scritto Stella su Il Corriere della Sera. Ma la donna, per nulla intimorita, gli ha prontamente risposto: “Ti sei abituato a sistemare quello di tua moglie. Spazzatura!”. Nel frattempo numerose persone si sono avvicinate ai due per cercare di farli calmare. A quel punto la donna, con un gesto repentino, si è tolta il velo scoprendosi il capo in segno di protesta prima di allontanarsi.

Il video è stato girato con uno smartphone e postato sulla pagina Facebook di My Stealthy Freedom. In poco tempo ha fatto il giro del web suscitando l’indignazione generale. Il velo in Iran fu abolito nel ’36 da Reza Shah Pahlavi in nome d’una laicizzazione forzata della società. Come si può vedere, infatti, sulle fotografie dell’epoca pubblicate anche da settimanali italiani come Oggi o La domenica del Corriere, le donne erano vestite “all’occidentale”, con minigonne o jeans a zampa d’elefante, senz’altro donne alla moda, per scelta almeno. Il velo, e gli altri degradanti obblighi sociali e giuridici, tornerà obbligatorio solamente con la rivoluzione khomeinista, con le guardie della rivoluzione e con la polizia morale.

Ma in Italia tutto questo non interessa e si preferisce stendere quel velo pietoso (è il caso di citarlo) e guardare altrove, come a Piazza Affari. Infatti, l’Iran è una miniera d’oro per l’Italia. Nel solo 2016, le aziende del Belpaese hanno esportato beni dal valore di oltre 1,5 miliardi nella Repubblica islamica.

Detto ciò, capiamo che ogni persona ha un prezzo e che tante persone, magari una nazione, hanno comunque un prezzo ma più alto, talmente alto da pagarlo in valori, i nostri. È dunque “naturale” (come il gas che compriamo) che in Italia, abbiamo velato i nudi di alcune statue, abbiamo velato l’arte, e quindi la bellezza, per non abbagliare gli occhi degli ayatollah che saranno anche ospiti al Salone del Libro (loro che impiccano e arrestano gli intellettuali).

Allora mi spiego il perché in Italia non si riesca a tir fuori la legge contro il burqa tanto promessa dal Ministro Salvini. In Parlamento già ce n’è una redatta dalla sottoscritta. Basta leggerla. Basta avere la convinzione e il coraggio di combattere le guerre contro la segregazione della donna. Basta, allora, fare solo chiacchiere. Ne ho la testa piena, e non solo quella! La politica dovrebbe dare risposte alle donne coraggio, e questo coraggio deve essere l’esempio per un messaggio di cambiamento culturale contagioso, diffuso e condiviso. In Iran un gesto come questo più che una provocazione è un grido di dolore per chi non ha mai avuto voce. Avranno la mia: #iostoconledonneiraniane.

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