IN AFRICA LE DONNE SI LIBERANO. DA NOI ONORI AGLI AYATOLLAH

in Analisi/Attualita'/Cultura

Sia in Marocco che in Tunisia sembra stia soffiando un vento di rinnovamento per le donne e per i loro diritti. Un processo di secolarizzazione e di modernità sta scuotendo questi due importanti paesi del Maghreb. In Marocco, donne comuni ed intellettuali stanno manifestando per cambiare la legge sull’eredità e parificarla a quella garantita agli uomini dalla Moudawana, il diritto di famiglia. Riformata nell’ottobre del 2003 dall’attuale e illuminato re Mohammed VI, e approvata nel 2004, la Moudawana è stata da un lato considerata, anche dall’Occidente, come uno dei diritti di famiglia più avanzati del mondo arabo, mentre dall’altro ha scatenato le ire degli integralisti islamici. Tuttavia ci sono ancora alcuni punti che andrebbero aggiornati, che portino definitivamente alla parità uomo-donna. Esse, infatti, ereditano soltanto la metà dei beni e soltanto nel migliore dei casi. Accade spesso che non ricevano nulla, soprattutto nelle aree rurali del Paese. Nel marzo 2018 cento intellettuali marocchini, molti dei quasi professori universitari, avvocati, teologi, medici, giornalisti e scrittori, hanno firmato una petizione per dare una svolta alla situazione. Quindici dei sottoscrittori hanno redatto L’héritage des femmes (“L’eredità della donna”), una pubblicazione accademica che accompagna la petizione, spiegando la loro posizione a favore della donna.

Passi più concreti li sta percorrendo la Tunisia, dove la Festa della donna di qualche giorno fa è stata preceduta da grandi manifestazioni di piazza e aspre polemiche per l’avallo da parte del Presidente della Repubblica Essebsi di equiparare la posizione della donna a quella dell’uomo in tema di diritti ereditari. Inutile dire che l’apertura di Essebsi al cambiamento e all’introduzione di una legge di civiltà ha naturalmente incontrato la netta opposizione dei Fratelli Musulmani tunisini. È un bene, dunque, che tante donne siano scese in piazza a Tunisi per manifestare contro una legge iniqua, che rende l’idea della chiusura dei fondamentalisti islamici nei loro confronti.

Attendo che anche in Iran giunga questo “autunno caldo”. Quel paese ormai soggiogato dalla dittatura degli ayatollah, in cui le donne non vogliono più nascondersi sotto un velo. Quell’Iran in cui queste vengono messe in prigione solo perché si tolgono l’hijab. Mentre in Occidente si promuovono sponsor pubblicitari di noti brand di moda in cui l’hijab viene indossato addirittura da una bambina. Mentre in Italia si stendono i tappeti rossi agli ayatollah: nel 2020 l’Iran sarà ospite d’onore al Salone del Libro di Torino. Francesco storace. Sì, proprio quell’Iran tomba di scrittori e poeti, e nemmeno a dirlo, di tante e tante donne.