Barcellona, ricorre il primo anniversario dell’attentato sulla Rambla

in Esteri

E’ già trascorso un anno dall’attentato terroristico di matrice islamica a Barcellona: era il 17 agosto 2017 quando venne colpita la Rambla, la famosa strada che attraversa il centro della città catalana frequentata anche da molti giovani stranieri. Quel giorno il sole che splendeva su quel luogo non fu più lo stesso, come cantano Ermal Meta e Fabrizio Moro nella loro canzone “Non mi avete fatto niente”, vincitrice del Festival di Sanremo 2018 nella categoria “Big” con il suo messaggio contro il terrorismo e la guerra.
Quindici le vittime e cento i feriti, nel peggiore attacco in Spagna dopo quello che aveva colpito Madrid nel 2004. L’azione è stata rivendicata dall’Isis.
Verso le ore 17 di quel pomeriggio di piena estate, un furgone bianco, partito da piazza Catalunya, investì la folla che stava passeggiando sulla zona pedonale, e percorse circa 600 metri, prima di fermarsi in piazza del mercato della Boqueria. Diversi passanti fecero in tempo a salvarsi entrando nei vari locali dell’area, ma non tutti vi riuscirono. Una sedicesima vittima, il conducente di un’auto che l’attentatore, dopo aver abbandonato il furgone, aveva cercato di rubare per fuggire dal posto, morì accoltellato dallo stesso terrorista, in seguito ucciso dalla polizia. L’ex premier spagnolo Mariano Rajoy aveva definito l’attacco “selvaggio attentato jihadista”.
Il responsabile era un 22enne marocchino, Younes Abouyaaqoub, freddato da alcuni agenti nella cittadina catalana di Subirats, a una cinquantina di chilometri da Barcellona, quattro giorni dopo. Abouyaaqoub faceva parte di una cellula terroristica formata da dodici affiliati, tra il 17 e i 28 anni. Cinque di essi, la stessa sera dell’attentato alla Rambla, nella cittadina marittima di Cambrils cercarono di investire e aggredirono con dei coltelli passanti e poliziotti per strada. Inoltre avevano addosso (come Abouyaaqoub) delle cinture finte e minacciavano di farsi esplodere.
Alla fine un poliziotto uccise i terroristi, dopo che questi avevano ferito sei civili e un agente e ucciso una donna. Il gruppo pianificava attentati anche in altre zone, come quella della Sagrada Familia a Barcellona.

La mente di tutto ciò è considerato l’imam di Ripoll Abdelbaki El Satty, 40enne marocchino, risultato tra i morti nell’esplosione del covo dei terroristi ad Alcanar, avvenuta il giorno precedente alla carneficina sulla Rambla. L’uomo, come confermato da Madrid, era diventato un informatore della polizia mentre era detenuto per traffico di droga nel 2014.
Divers le iniziative di commemorazione dell’attentato a Barcellona. E’ stato creato un sito web che raccoglie circa 12mila oggetti e documenti appartenuti alle vittime ed è prevista per una manifestazione a cui però non sono gradite le autorità spagnole, dopo il polso di ferro utilizzato da re Felipe VI per bloccare il voto d’indipendenza della Catalogna. Verranno posti fiori sulla Rambla e letti i nomi dei morti dell’attacco: catalani, spagnoli, portoghesi, inglesi, francesi, tedeschi e italiani. Tre i nostri connazionali che hanno perso la vita: Bruno Gulotta, 35 anni, di Legnano (Milano), che era in compagnia dei figli di 7 mesi e 5 anni e della moglie Martina; Luca Russo, 25 anni, di Bassano del Grappa (Vicenza), laureato in ingegneria, che era in vacanza con la fidanzata, Marta, rimasta ferita ma sopravvissuta all’attacco, e Carmen Lopardo, 80enne, originaria di Sasso di Castalda (Potenza), trasferitasi in Argentina negli Anni Cinquanta.
Si prevede di porre una targa commemorativa delle vittime sulla Rambla: avverrà quando la strada sarà ristrutturata nel 2019.

Alessandra Boga

info@almaghrebiya.it

Sono nata a Magenta (MI) il 26/08/1980 e vivo a Meda, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la Maturità Classica, mi sono laureata in Scienze dell’Educazione (2004) con una tesi in Pedagogia Interculturale intitolata “Donna e Islam: la questione del velo”. Ho scritto due racconti sui diritti delle donne, uno sulle arabe e musulmane intitolato “Dopo la Notte” (Ed. Filo, 2009) e l’altro incentrato sulla figura di Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” (1791, epoca della Rivoluzione Francese). Dopo la laurea ho scritto su molti giornali online ed alcuni cartacei.

Ultime da Esteri

Vai a Inizio pagina