Autunno caldo per le donne arabe In Tunisia e Marocco donne in piazza per i loro diritti

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“Donne ché da sempre e sempre difenderò, pagandone qualunque prezzo”

Di Souad Sbai

Sia in Tunisia che in Marocco sembra stiano soffiando venti nuovi e buoni per le donne, per i loro diritti. Un processo di secolarizzazione e di modernità sta scuotendo questi due importanti Paesi del Maghreb. In Tunisia dove la festa della donna di qualche giorno fa è stata preceduta da grandi manifestazioni di piazza e aspre polemiche per l’avallo da parte del Presidente Essebsi di equiparare la posizione della donna a quella dell’uomo in tema di diritti ereditari. Già perché le leggi islamiche prevedono che alla donna spetti la metà di quanto possa ricevere un uomo e dunque questa apertura di Essebsi per cambiare e introdurre una legge di civiltà ha naturalmente incontrato la netta opposizione dei Fratelli Musulmani tunisini.


Bene dunque le tante donne che a Tunisi sono scese in piazza per manifestare contro una legge iniqua che rende bene l’idea della chiusura dei fondamentalisti islamici nei confronti delle donne. Il grande ostacolo all’entrata in vigore di quella che sarebbe davvero una “legge di civiltà” è la ferma opposizione della componente ultraconservatrice. La massiccia presenza femminile tra coloro che sono scesi in piazza in difesa delle prescrizioni tradizionali dell’islam in materia di diritto ereditario, secondo cui alla donna spetta la metà di quanto può ricevere un uomo, è segno di come la presa del fondamentalismo anche sulla coscienza e sulla psiche delle donne tunisine resti molto forte, sebbene Essebsi abbia garantito la libertà di scegliere se continuare a fare riferimento alle leggi islamiche.

Allo stesso tempo, il supporto del Presidente al responso della Commissione Colibe potrebbe riuscire nell’intento di destabilizzare proprio il campo fondamentalista, guidato dal partito dei Fratelli Musulmani tunisini, Ennahda. Il fragile patto di non-belligeranza su cui continua a essere basata la convivenza forzata al governo tra gli islamisti guidati da Rached Ghannouchi e Nidha Tounes, il partito laico fondato da Essebsi, non si applica in sede di competizione politica. La campagna elettorale per le elezioni presidenziali e parlamentari del 2019 è già iniziata ed Essebsi sembra voler spingere Ghannouchi, suo probabile avversario, a gettare la maschera su un argomento dirimente per la Fratellanza Musulmana: i diritti delle donne.

La necessità di mostrare un volto moderno e progressista, soprattutto di fronte all’Europa, ha costretto Ennahda ad accettare l’introduzione di provvedimenti gender-friendly contrari all’ideologia fondamentalista degli Ikhwan, che nel corso della storia è stata fonte d’ispirazione per gruppi jihadisti e terroristi quali Al Qaeda e ISIS. Ma i diritti delle donne sono in marcia.

Ire degli integralisti islamici, della Fratellanza musulmana dalla quale mi aspetto una reazione pericolosa e strenua resistenza a questo passo verso la modernizzazione

Infatti, questa stessa aria di (promessa) libertà si respira anchein Marocco dove donne comuni ed intellettuali stanno manifestando per cambiare la legge sull’eredità per parificare quella concessa alle donne con quella garantita agli uomini dalla Mudawana o Codice di Statuto Personale Marocchino, il diritto di famiglia. Esso è stato riformato nell’ottobre del 2003 dall’attuale, illuminato re, Mohammed VI, e approvato nel 2004 del Parlamento del Paese nordafricano, giustamente salutato anche dall’Occidente come uno dei diritti di famiglia più avanzati del mondo arabo, che perciò ha scatenato le ire degli integralisti islamici, della Fratellanza musulmana dalla quale mi aspetto una reazione pericolosa e strenua resistenza a questo passo verso la modernizzazione. Eppure la violenza e il potere dei Fratelli musulmani non spaventa i difensori dei diritti umani. Nel marzo 2018 cento intellettuali marocchini (come professori universitari, avvocati, teologi, medici, giornalisti e scrittori) hanno firmato una petizione per cambiare tale situazione.

Quindici dei sottoscrittori hanno redatto L’héritage des femmes (“L’eredità della donna”), una pubblicazione accademica che accompagna la petizione, spiegando la loro posizione in favore della donna e che il ta’sib non dovrebbe più essere applicato in una società marocchina che sta cambiando.

Aspetto che anche in Iran giunga questo “autunno caldo” per le donne, in quel Iran soggiogato dalla dittatura degli ayatollah dove le donne non vogliono più nascondersi sotto un velo, dove vengono imprigionate perché si tolgono il velo mentre qui si promuovono sponsor pubblicitari di brand importanti di moda dove vediamo una bambina con l’hijab, e poi si stendono tappeti rossi per invitare gli ayatollah: nel 2020, infatti, l’Iran sarà ospite d’onore al Salone del Libro di Torino. Sì proprio quell’Iran tomba tomba di scrittori e poeti, soprattutto donne. Ché da sempre e sempre difenderò, pagandone qualunque prezzo.


Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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