Mogherini Mohammad Javad Zarif

L’IRAN NUCLEARE, LA MOGHERINI E IL FALLIMENTO DELL’UE

in Editoriale

 

Mogherini Mohammad Javad Zarif

di Souad Sbai

Il ritiro americano dall’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano e l’imposizione di nuove sanzioni economiche da parte dell’amministrazione Trump ha creato una profonda spaccatura con la metà europea dell’Atlantico. Si parla da decenni di come i membri dell’Ue non riescano a dar vita a una politica estera comune, ma la difesa del Jcpoa-Joint Comprehensive Plan of Action e delle rinnovate relazioni economiche con Teheran è riuscita nell’impresa di far convergere tutte le politiche estere nazionali in una sola direzione. Simbolo di questa convergenza è l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, che ha definito il Jcpoa come “un elemento portante dell’architettura di non proliferazione nucleare globale”, incoraggiando le aziende europee a “incrementare gli affari con l’Iran”. L’Unione europea sta infatti adottando una serie di misure volte a neutralizzare l’effetto delle sanzioni americane sugli operatori economici europei attivi in territorio iraniano.


Ma per la già ministra italiana, che non disdegna velo e kefiah, la difesa dell’accordo nucleare con Teheran, fiore all’occhiello dell’opera di “pace” di Barack Obama e dell’Ue, trascende il campo della non proliferazione ed è molto di più di una mera questione di business. Per chi come lei in Occidente continua a considerare il regime khomeinista come erede dell’Unione Sovietica, prendere le parti della Repubblica islamica iraniana nella sua contrapposizione con il “Grande Satana” rappresenta la missione di una vita, un momento eroico che dà un senso più alto alla sua prodigiosa carriera politica e istituzionale. Le stesse sensazioni devono averle provate Barack Obama e il suo team di negoziatori ed esperti, che rimuovendo la precondizione della rinuncia all’arricchimento dell’uranio hanno avuto gioco facile nell’ottenere l’assenso del leader supremo iraniano Ali Khamenei all’accordo sul nucleare. Un accordo che per i pasdaran e i guardiani della rivoluzione islamista, sempre attenti alla purezza ideologica della politica estera di Teheran, è equivalso a una grande vittoria per aver sottomesso ai propri interessi il nemico assoluto statunitense.

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