Papa Francesco: “Mai la pena di morte”

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Il Pontefice ha infatti riformato il punto numero 2267 del Catechismo, stabilendo anche che la Chiesa “si impegna con determinazione per l’abolizione in tutto il mondo”

Il Pontefice ha infatti riformato il punto numero 2267 del Catechismo, stabilendo anche che la Chiesa “si impegna con determinazione per l’abolizione in tutto il mondo”

“Non uccidere”, questo il comandamento dell’Antico e Nuovo Testamento al quale Papa Francesco si è ispirato per riscrive il Catechismo della Chiesa Cattolica spazzando via le possibili eccezioni alla regola che permanevano nella versione ancora in vigore.

Il Pontefice ha infatti riformato il punto numero 2267 del Catechismo, stabilendo anche che la Chiesa “si impegna con determinazione per l’abolizione in tutto il mondo” della pena di morte. Eppure la pena di morte nella Città del Vaticano è stata definitivamente cancellata solamente il 12 febbraio 2001. Giuridicamente legittima fino al pontificato di Woytila, la pena capitale è “uscita” infatti per sempre dalle mura vaticane solo con la revisione della “Legge Fondamentale”, l’equivalente della nostra Costituzione, firmata da Giovanni Paolo II.

Pur non essendo mai stata applicata, val la pena di ricordare che la pena di morte nello Stato del Vaticano, prevista solo in caso di tentato omicidio del papa, appariva perfettamente legale dalla firma del Concordato al ’67, anno in cui, de facto, ma non de jure, Paolo VI provvedeva a renderla nulla. In ritardo di 20 anni rispetto alla legislazione italiana.

Nonostante le prese di posizione decise degli ultimi pontefici, infatti, la prescrizione del catechismo non era ancora categorica. Il testo valido fino a oggi, che risale all’epoca di Wojtyla, recitava: “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”.

 

C.P.

Sono nato nel 1980, ho scritto per L'Occidentale, L'Opinione, altre testate e ho lavorato per la Commissione Affari esteri del nostro Parlamento. Collaboro con Almaghrebiya da un po' di tempo occupandomi principalmente di argomenti afferenti la politica estera, soprattutto mediorientale.

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