Complici e carnefici.

Di Alessio Papi.

Nel foggiano una nuova strage di immigrati che lavorano nei campi.
Un furgone con targa bulgara, probabilmente guidato da un rom, con a bordo dodici persone (non omologato per trasporto persone), si è schiantato contro un tir.
Una tragedia se vogliamo annunciata, dove la criminalità organizzata italiana si intreccia in un perverso gioco con quella straniera.
Le mafie italiane forniscono manodopera a basso costo agli imprenditori agricoli, e per farlo utilizzano una ben oliata e gerarchicamente strutturata (anche etnicamente) organizzazione.
La criminalità autoctona fornisce o impone agli imprenditori di rifornirsi di manodopera dai propri sodali, delegando a delinquenti dell’est la “logistica”, ovvero “il reclutamento” e “la gestione” dei braccianti. Immigrati il più delle volte irregolari, sfruttati senza diritti nei campi con turni massacranti per pochi euro.
E’ qui che casca in contraddizione il “buonista di turno”.
Chi afferma : “però se mangiamo i pomodori… etc. etc. ” sbaglia (dolosamente o colposamente), perché in realtà il costo per l’imprenditore è quasi il medesimo di un lavoratore regolare, poichè la criminalità “pretende” il proprio lauto guadagno sui poveracci sfruttati.
Un’immigrazione incontrollata, libera e “buonista” oltre ad essere un dramma umano è il bengodi del malaffare.
Un clandestino rappresenta una fonte di profitto inesauribile, dal passaggio sul barcone fino allo sfruttamento in attività lecite e non, danneggiando anche le attività regolari, falsando il mercato del lavoro, offrendo manodopera a basso costo per i lavori meno qualificati, costringendo i lavoratori ad accettare salari sempre più bassi.
Chi armato di compassione e benaltrismo difende (in parte giustamente) il “povero migrante” vede, o fa finta di vedere (magari per incolpevole comodità), la punta dell’iceberg , ignorando tutto quello che si nasconde dietro al singolo caso umano, rendendosi di fatto complice inconsapevole (ma mai incolpevole) di quella politica marcia (locale e nazionale) che in alcune zone d’Italia usa le buone intenzioni altrui per i propri loschi traffici, tra voto di scambio e collusioni mafiose.
E’ la politica il vero carnefice dei disperati in gommone, insieme a quelle entità sovranazionali che vedono nell’immigrazione incontrollata un veicolo di disgregazione sociale e diminuzione delle tutele sul lavoro, una condizione imprescindibile per diminuire i costi ed aumentare la redditività di un mercato che vorrebbero totalmente omogeneo e senza identità.
E’ “moralmente più comodo” vedere la condizione del singolo disperato, piuttosto che affrontare il problema nella sua totalità.
Legalità ed immigrazione sono due temi inscindibili tra loro, una questione non può escludere l’altra, ma si sa… è più facile essere buoni che giusti.