Conte sull’immigrazione vuole il Comitato di crisi Ue ma l’Europa è divisa

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In una lunga intervista al Fatto Quotidiano, il presidente del consiglio Conte rilancia su Europa e immigrazione chiedendo ancora una volta un maggiore impegno condiviso dei partner europei verso l’Italia e sull’accoglienza dei migranti. La ricollocazione europea dei migranti, secondo Conte, deve “diventare una prassi, affidata non più alle nostre telefonate ai partner, ma a un gabinetto o comitato di crisi sotto l’egida della Commissione Ue, che poi si faccia mediatrice con i vari governi”.
Secondo il premier italiano “la nostra politica è finalizzata a ridurre le partenze e dunque i morti in mare, evitando di metterci ogni volta dinanzi a un drammatico dilemma morale. Se poi, come confido avverrà, altri Paesi extraeuropei accetteranno di creare non hotspot, ma ‘centri di protezione’ per esaminare le richieste di asilo, i veri profughi che avranno diritto di venire in Europa potremo portarli direttamente noi, con corridoi umanitari, stroncando il traffico degli scafisti”.
L’intervista a Conte arriva dopo la redistribuzione dei circa 500 migranti avvenuta nei giorni scorsi su richiesta italiana con Francia Germania e Malta che hanno accettato di suddividere l’accoglienza di alcune dozzine di migranti. Lo schema dei ricollocamento però è ancora basato sul volontariato dei Paesi Ue visto che l’ultimo vertice europeo non ha prodotto una politica comune sulla immigrazione e all’interno della Unione restano profonde divisioni tra i paesi membri. Lo schema degli accordi di Dublino insomma per il momento sembra superato solo a parole, sulla base delle singole decisioni unilaterali prese dai Paesi membri, mentre la creazione di centri per la identificazione dei migranti nei Paesi di partenza ha provocato una levata di scudi degli stati nordafricani.
La posizione italiana rischia di complicarsi ulteriormente con l’isolamento del nostro Paese dopo le posizioni prese da Roma rispetto alla missione militare Sophia per contrastare il traffico illegale dei migranti. Le richieste italiane di modificare le regole di ingaggio della missione  in modo unilaterale rischiano di far saltare la missione stessa con Irlanda, Spagna, Germania e Malta, tutte critiche verso Roma.
Va segnalato però l’incoraggiante risultato ottenuto dalla Ue con i Paesi di partenza dei flussi migratori, come il Niger. “Fino al 2016, il 90 per cento dei migranti irregolari viaggiava attraverso il Niger in Libia e in Europa: in soli due anni, il Niger ha ridotto i flussi migratori del 95 per cento, da oltre 300 mila a circa 10 mila nel 2018. Dobbiamo sostenere questo modello ed estenderlo a altri paesi del Sahel seguendo l’esempio con la Turchia, dove abbiamo impegnato 6 miliardi di euro per chiudere la cosiddetta rotta balcanica”, ha dichiarato il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani in missione nel Paese africano.
Va aggiunto però che mentre gli accordi chiusi dalla Germania a nome dell’Europa con la Turchia di Erdogan hanno bloccato il cosiddetto ‘corridoio balcanico’ dei migranti, riducendo i flussi dei richiedenti asilo soprattutto in Germania, gli sforzi del nuovo governo italiano per ridurre i flussi dalla Libia suscitano polemiche a livello nazionale e internazionale. Un doppiopesismo inaccettabile per l’Italia che però non sembra avere alleati tali in Europa da poter rovesciare la situazione.
A livello delle nostra politica interna infine si assiste a un inasprirsi della polarizzazione tra la Lega e 5 Stelle con il ministro dei Trasporti Toninelli che a parole dice di lavorare d’intesa con Salvini ma che ha dato via libera agli ultimi sbarchi. Le posizioni di leader dei 5 Stelle come Roberto Fico inoltre, espressione dell’ala più ortodossa e di sinistra del movimento, appaiono distanti anni luce da quelle del ministro Salvini. Una divaricazione destinata probabilmente a complicarsi anche su altri punti della agenda del contratto di governo tra i due partiti.
L. M.

 

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