Sbai, Martinelli, Micalessin: ”Il futuro delle minoranze in Medio Oriente”

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Un tema caldissimo, anche se spesso sottaciuto per motivi di convenienza da gran parte dei media mainstream. Il futuro delle minoranze in Medio Oriente, un futuro che si capì essere in pericolo già nel momento in cui Isis prese di mira con violenza la minoranza Yazidi in Iraq: deportati, resi schiavi, le donne violentate, molti massacrati e gettati in fosse comuni. Questo è l’effetto che il jihadismo porta sulle minoranze, non ultima quella cristiana che è al centro del lavoro incessante e di enorme valore di Gian Micalessin, inviato di guerra de Il Giornale, di cui il Centro Averroè ha deciso di presentare il libro che tratta proprio questo tema: ”Fratelli Traditi”.

E la giornata di incontro e di studio presso la Sala Fondazone Primoli a Roma, si intitola proprio ”Il Futuro delle Minoranze in Medio Oriente”. Un parterre di altissimo profilo quello intervenuto all’incontro: al banco di presidenza Souad Sbai, giornalista, scrittrice e presidente di Averroè. Maurizio Martinelli, giornalista e conduttore di Tg2 Punto di Vista, e appunto Gian Micalessin, inviato di guerra e autore del libro. Un dibattito serrato quello che ha caratterizzato l’incontro con Martinelli ad intervistare Micalessin e Souad Sbai a lanciare, in concomitanza con i video dell’inviato girati direttamente in Siria, sassi pesanti come macigni nello stagno di una comunicazione globale ormai totalmente obnubilata e capace di riportare solo la versione, ormai si è capito, degli estremisti. Momenti di straordinario pathos emotivo ai video di Micalessin, che raccontano la guerra di Siria, la persecuzione e il dolore delle minoranze strette nella morsa di Isis, Al Nusra e altri movimenti jihadisti finanziati dagli stati canaglia come Qatar e Turchia.

Uno degli attimi più toccanti dell’incontro la testimonianza di Naman Tarcha, giornalista siriano a Roma che ha portato, insieme ad altri mmbri della comunità, un messaggio di preoccupazione ma anche di speranza per il proprio Paese. A presenziare all’evento alcune rappresentanze delle comunità arabe a Roma. Un incontro per riflettere, per andare ancora più a fondo su una tematica di enorme importanza, ovvero il proselitismo jihadista che uccide non solo innocenti ma anche speranze e certezze. E che non colpisce solo in Medio Oriente o nel mondo arabo bensì anche in Occidente e con conseguenze di sangue e paura. La ricetta è una sola: niente soldi dai Paesi canaglia, niente jihad.

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