Femminicidio, una donna perde la vita ogni tre giorni

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Di Souad Sbai

Il femminicidio è una piaga dilagante della nostra società contemporanea. L’ Italia sta infatti vivendo una vera e propria emergenza, in media, una donna perde la vita ogni tre giorni, vittima di un marito, un convivente oppure un fidanzato. Il fenomeno è di enormi proporzioni, nel 2017, nel nostro Paese, 84 donne hanno perso la vita. Nel 2016, sono state assassinate 115 donne, nel 2015 ne sono state uccise 120, e ben 117 nel 2014. Una strage silenziosa, una carneficina inarrestabile. La maggior parte delle violenze perpetrate ai danni delle donne avvengono all’interno delle mura domestiche, nella casa coniugale, della vittima, oppure del responsabile del delitto. Non dobbiamo dimenticare le vittime secondarie, i figli orfani di madre, che si trovano a dover fronteggiare le conseguenze drammatiche di questi delitti come il trauma indelebile legato allo shock, eventuali disturbi comportamentali ed emotivi, nonché la sperimentazione diretta della violenza vissuta. Si stima che il 20% dei femminicidi è stato preceduto da un divieto di avvicinamento, un provvedimento cautelare che si limita a rimanere sulla carta non fornendo le dovute garanzie e tutele alle possibili vittime. La risposta istituzionale alle richieste di aiuto delle donne è del tutto inadeguata visto che molte future vittime avevano già provveduto a segnalare o denunciare le violenze subite. E’ necessario che, nel caso di denuncia, siano assicurate alla vittima delle tutele preventive e precauzionali che la proteggano dall’epilogo mortale, a volte provocato dalla denuncia stessa. In alcuni casi, le donne sono restie a denunciare i maltrattamenti subiti, convinte che l’iter giudiziario non produca l’esito auspicato. Il soggetto che ricorre all’uso della violenza ha la percezione che, tutto sommato, rimarrà impunito, una percezione strettamente legata al fatto che in Italia, non si riesce a garantire la certezza della pena, un principio cardine e basilare per l’affermazione della legalità. Non devono più esistere i patteggiamenti della pena, le attenuanti e gli sconti di pena per chi commette queste violenze. Per arginare ogni forma di maltrattamento nei confronti delle donne è indispensabile assicurare la certezza dell’esecuzione della pena detentiva, sostenere le vittime nella fase post-processuale e realizzare una rete di sostegno e di appoggio efficiente, efficace ed effettiva che faccia sentire le donne tutelate e protette.

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