Migranti, Maroni scrive ai prefetti “Sospendere le assegnazioni”

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img1024-700_dettaglio2_Maroni-Alfano-Imago“Vi chiedo di sospendere le assegnazioni nei Comuni lombardi in attesa che il Governo individui soluzioni di accoglienza temporanea piu’ eque, condivise e idonee, che garantiscano condizioni reali di legalita’ e sicurezza”. Cosi’ scrive il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, in una lettera inviata ai Prefetti della Lombardia. Il governatore aveva annunciato la decisione di tagliare le risorse ai comuni che avrebbero continuato ad accogliere profughi e immigrati. “Secondo i dati resi noti dal Viminale nei giorni scorsi, la Lombardia e’ la terza regione italiana, dopo Sicilia e Lazio, come percentuale di presenze di immigrati nelle strutture di accoglienza”, spiega il presidente Maroni. “Ricordo poi che in Lombardia vive gia’ oltre un quinto degli immigrati regolari presenti in Italia, molti dei quali in cerca di lavoro. E’ quindi impensabile inviare in Lombardia altri immigrati prima di aver riequilibrato la distribuzione”. “L’eccezionale afflusso di cittadini stranieri sul nostro territorio, a seguito degli sbarchi sulle coste italiane, impone una gestione molto attenta del fenomeno migratorio”, continua il presidente della Regione Lombardia. “La soluzione al problema dell’immigrazione clandestina – componente preponderante anche dell’ondata di arrivi di quest’anno – resta il blocco delle partenze dalle coste africane, attraverso il coinvolgimento dell’Ue, dell’Onu e di tutta la comunita’ internazionale”.

IL PREMIER CONTRATTACCA, “SOLDI A CHI ACCOGLIE” – Altro che penalizzare i sindaci che accolgono i profughi: per i primi cittadini d’Italia il governo ha in cantiere un provvedimento per premiare, economicamente, quei comuni che accoglieranno i migranti.
L’idea e’ stata lanciata dal ministro Angelino Alfano e sottoscritta dal presidente del consiglio Matteo Renzi: “Dobbiamo dare incoraggiamenti e incentivi anche sul patto di stabilita’ ai comuni che ci danno una mano. C’e’ piena condivisione con quello che ha detto il ministro Alfano”, ha spiegato Renzi in conferenza stampa al termine del G7. Il provvedimento deve essere ancora concepito dal punto di vista normativo e non finira’ nel ddl enti locali. Con ogni probabilita’ occorrera’ attendere. Ma quella del premier e’ stata una risposta ai governatori di Liguria, Lombardia e Veneto che hanno minacciato tagli ai trasferimenti regionali per quei comuni che accoglieranno. Difficile che possa realmente accadere senza incappare nella Corte Costituzionale, ma in ogni caso la sola levata di scudi da parte dell’asse del Nord rischia di vanificare il lavoro del governo a livello europeo. “Non siamo di fronte ad un fenomeno appcalitico” ha detto Renzi stigmatizzando coloro che investono le business della paura. La cifra dei 24mila profughi da spostare dall’Italia, avanzata nel piano della Commissione, e’ giudicata tuttavia e”del tutto inadeguata dal premier”. Quella della quota di migranti, ovvero il numero di profughi da dislocare nei singoli Paesi europei, e’ una partita ancora apertissima che il premier intende giocarsi nel consiglio straordinario del 25-26 giugno.
Bisogna andare a dire ai partner europei che bisogna fare di piu’. Non un compito facilissimo quando sono gli stessi governatori italiani a remare contro la dislocazione degli immigrati. Una posizione tanto piu’ incomprensibile per Renzi che ricorda bene come sia stato il ministro Maroni a concepire il piano sull’emergenza immigrati e come quel piano fu firmato anche dal governatore Veneto, Luca Zaia. Per ora e’ il “modello Maroni” a dover essere applicato, ma il premier ha gia’ pronta l’alternativa. Come lui stesso dice, cambiare non e’ questione di giorni, “ma di settimane”. Il primo paso e’ investire nella cooperazione internazionale, un settore caduto nel dimenticatoio con le ultime amministrazioni: “Sulla cooperazione internazionale l’Italia e’ stata, negli ultimi anni, la peggiore nel G7. Dobbiamo ricominciare anche da li’ per dare una risposta al tema degli immigrati”, ha spiegato Renzi. Non basta gridare “abbattiamo le prefetture”, non serve “affondate die barconi”. E anche la risoluzione dell’Onu rischia di sortire l’effetto del pannicello caldo: “La risoluzione Onu e’ utile, ma non e’ con essa che si risolve il problema”. Il premier vuole percio’ in impegno diplomatico forte in Libia. Intanto per costringere le fazioni in campo a dialogare, formare un governo e con esso affrontare la questione dei mercanti di esseri umani. Fatto questo, investire nella cooperazione con i Paesi africani. E per “dare il buon esempio”, Renzi e’ pronto a recarsi in vista ufficiale nel Corno d’Africa, ad Addis Abeba, a meta’ luglio.


(AGI) .


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