Turchia, elette per la prima volta quattro donne sindaco tra cui un’ex sposa-bambina

in Esteri


Era stata ritirata da scuola e costretta a sposarsi a 15 anni Berivan Elif Kilic (nella foto, ndr), oggi trentatreenne, e solo cinque anni fa subiva ancora le botte del marito, un suo cugino, dal quale ha avuto due figli, che oggi hanno 17 e 13 anni (uno ha un disturbo genetico che l’ha paralizzato, dovuto al matrimonio tra consanguinei dei suoi genitori).

Poi però Berivan ha trovato il coraggio di chiedere il divorzio e successivamente anche d’intraprendere la carriera politica. Di recente, il 30 marzo scorso, è stata eletta sindaco della città di Kocakoy, una centro rurale di 17.000 abitanti nel Kurdistan turco, circa a 100 chilometri a nord del confine con la Siria. E’ membro del Partito per la Pace e la Democrazia (BDP), il principale partito curdo. Condivide la carica con quello che era stato il suo “compagno di corsa”, Affullah Kar, un ex imam, poiché nel BDP tutte le posizioni al vertice sono divise tra un uomo e una donna, per cercare di promuovere la partecipazione delle donne in politica.


Sotto il suo velo, c’è una testa che vuole libertà e diritti per le donne: <<La gente mi crede, quando parlo di violenza domestica>>, spiega. <<Sono stata picchiata io stessa, non ho preso la mia conoscenza dai libri>>.

Dato che per legge l’età minima per sposarsi è di 17 anni, non ci sono dati ufficiali su quante bambine e ragazzine vengano costrette a  matrimoni islamici non riconosciuti dallo Stato. L’Associazione turca delle Donne Universitarie parla di 181.000 spose bambine nel Paese, mentre l’ International Strategic Research Organization (USAK) di Ankara ha riferito in un rapporto del 2011, che un terzo delle donne in Turchia si sposa sotto l’età legale per il matrimonio.

<<Nessuno si chiede perché le ragazze siano costrette a sposarsi ad una così giovane età>>, spiega Berivan Elif Kilic, la cui madre si è sposata anche lei sotto il 17 anni e quindi non ci ha pensato due volte a dare in sposa sua figlia a 15.

A 28 anni però, Berivan ha deciso di dire basta ed è tornata dai suoi genitori, anche se <<Non sono riuscita a dormire bene per un anno, dopo aver lasciato mio marito, perché ero molto spaventata dopo tutte quelle botte nel corso degli anni>>, racconta.

Uno dei suoi obiettivi è quello di ottenere il diploma di scuola superiore e poi studiare sociologia o psicologia.

Ora è sindaco, il primo sindaco donna della sua città, Kocakoy, e due donne sono consigliere comunali.

Una realtà difficile quella dei diritti delle donne nella sua comunità: pochi anni fa c’è stato anche un delitto d’onore, uno dei tanti che avvengono nella “laica” Turchia.

Perciò la neo-prima cittadina ha intenzione di organizzare laboratori per dare una qualche educazione di base alle donne e informarle sui propri diritti. <<Questo è il più grande problema>>, ammette. <<Nella nostra società, gli uomini possono fare quello che vogliono. L’inferiorità delle donne è stata accettata come destino, ma non lo è. Nessun essere umano vale più di un altro>>.

Per quanto riguarda le resistenze che incontrerà in un contesto sociale così conservatore come quello del sud-est dell’Anatolia, Berivan dice che il posto a cui è arrivata dimostra che cosa una donna riesca a fare e che anche gli uomini della città iniziano a sostenerla.

Soprattutto <<Sono un modello>> per le donne di Kocakay, afferma, aggiungendo che <<c’è molta speranza adesso. Una donna ha detto che ero come qualcuno di un altro mondo. Ma guardatemi: nessuna educazione, nessun lavoro, e già sono sindaco. Le donne stanno frequentando i miei raduni a frotte. Dicono: “Se può farlo Berivan, posso farlo io”>>.

Per la prima volta nella storia della Turchia, tre donne sono state elette sindaco anche in tre grandi città: a Diyarbakir, la capitale del Kurdistan turco, e’ stata eletta la candidata del partito curdo Bdo Gultan Kisanak;  a Aydin la candidata del partito socialdemocratico di opposizione Chp, Ozlem Cercioglu, mentre a Gaziantep ha vinto Fatma Sahin, del partito islamico Akp del premier Erdogan.

Alessandra Boga