Scontri in Ucraina: cosa succede a Kiev? Intervista a Oksana Shevchenko

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In questi giorni la capitale ucraina è scossa da aspri scontri e stiamo assistendo ad un’ondata di crescente violenza che contribuisce ad aumentare la tensione nel Paese. La stampa italiana, a differenza di quella internazionale, sta affrontando la questione in maniera superficiale. Noi abbiamo voluto capire cosa succede a Kiev attraverso gli occhi di Oksana Shevchenko, rappresentante della comunità ucraina in Italia. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato.

Quali sono le cause che hanno determinato questa situazione di criticità in Ucraina? Quali gli sviluppi?

A fine novembre 2013, il presidente  filo-russo Yanukovic declina un invito dell’Ue a firmare il trattato di associazione. Dietro questa decisione c’è  la Russia che paga un obolo di 15 miliardi di dollari all’Ucraina per far pesare il suo ruolo e fare filtrare il messaggio “nessuno tocchi l’Ucraina”. Il popolo non ci sta e si riversa in piazza per manifestare il proprio disappunto, innescando la reazione repressiva della polizia.  300 mila sono le persone a cui Yanukovic promette riforme politiche e economiche, impegnandosi  a concedere l’amnistia a quanti sono stati arrestati durante gli scontri con l’accusa di estremismo.  Il presidente si spinge oltre e offre  il ruolo di primo ministro al leader dell’opposizione, Vitali Klichko, che però rifiuta.

Come si è consolidata la leadership nel Paese?

Fin dal principio, è stato subito evidente a tutti che il presidente fu eletto con modalità tutt’altro che chiare. Alla maggior parete degli elettori, anziani e pensionati, alla gente povera, infatti furono offerti, battendo casa per casa, porta a porta, pochi euro in cambio del voto. Oggi Yanukovic ha il potere assoluto di decidere le sorti del Paese, esautorando definitivamente il  parlamento; in pratica, vige una dittatura mascherata da democrazia. 

Cosa succede poi?

Nella seduta parlamentare, in agenda all’ordine del giorno c’era la scarcerazione dell’ex primo ministro, Julija Timoshenko. La Timoshenko, che aveva guidato la rivoluzione arancione nel 2004 contro l’influenza russa in Ucraina,  fu  arrestata per corruzione dopo avere stipulato un accordo miliardario sulle forniture di gas con Putin all’insaputa del governo.

Alla luce di quanto sta accadendo, l’ingresso in Europa è tuttora prioritario?

Non direi, quella infatti che prima era considerata una priorità, cioè entrare a far parte della Comunità europea, ora è subordinata alla cacciata di Yanukovic, considerato il burattino di Putin.

Qual è stata la scintilla che ha innescato gli scontri di queste ore?

Il diniego del presidente di dimettersi e l’ordine impartito alle forze di polizia di sparare sui manifestanti. I sanguinosi scontri si sono conclusi con centinaia di morti.

I dissensi investono solo la capitale?

No, non solo  Kiev ma tutta l’Ucraina, compresi alcuni piccoli centri in cui tuttora sono in atto proteste pacifiche. Certamente però, piazza Maidan è diventata un campo di battaglia, assurgendo a simbolo della protesta.

Cosa sta accadendo in queste ore?

Nella notte di ieri, si è tenuta una lunga riunione tra i ministri esteri degli altri paesi e Yanukovic al termine della quale è stato raggiunto un accordo, formalizzato proprio in queste ore e che prevede: elezioni anticipate, riforma costituzionale, trasformazione della politica economica e la nascita di un governo di coalizione. L’accordo contiene anche una parte in cui si fa specifica menzione alla riduzione dei poteri del presidente.

L’economia del paese sta risentendo di questa instabilità politica?

L’Ucraina è stata declassata alla classe CCC dalle agenzie di rating, ciò inevitabilmente la conduce sull’orlo del fallimento economico con investimenti annullati e finanziamenti disattesi a causa dell’insolvenza del Paese. Una deriva incontenibile, aggravata dalla crescita dell’inflazione con  il deprezzamento della moneta ufficiale,  la Grivna, che si attesta all’8 per cento. I negozi si stanno svuotando, come ai tempi della seconda guerra mondiale, mancano generi alimentari e di conforto. La paura cresce anche tra i gli anziani preoccupati di non percepire più la pensione che gli spetta dopo tanti anni di duro lavoro.  Non c’è assistenza sanitaria garantita e chi non ha i soldi per curarsi è destinato a morire. Il Paese, inoltre, deve fare i conti con una corruzione dilagante, che coinvolge tanto l’impiegato quanto i più alti vertici dello stato. 

L’Ucraina vuole entrare nell’Ue nonostante la Russia abbia imposto il suo veto con lo spauracchio di diventare la schiava dell’Europa?

Il popolo aspira a riprendere i negoziati per aderire alla Ue e avere la libertà di decidere chi e come deve governare il Paese. Dopo 25 anni di pseudo indipendenza il Paese ha subito le peggiori  dittature che hanno impoverito ancora di più l’Ucraina, un tempo considerato il granaio d’Europa. La nuova generazione vede l’Europa come un traguardo da raggiungere per assicurarsi un futuro migliore e una libertà che non ha prezzo.

Qual è il ruolo dell’Ucraina in Europa?

Il centro d’Europa, geograficamente inteso, risiede proprio nella città di Mukachevo. Ma l’Ucraina ha una posizione geopolitica strategica nello scacchiere energetico europeo percorsa com’è da 40mila kilometri di tubi tra gasdotti e oleodotti, un ruolo tutt’altro che estraneo alle vicende di questi giorni.

Nel Paese esiste,  tra i rappresentanti politici, una figura di spicco che raccoglie maggiori consensi?

In questo momento, l’unica figura politica  in grado di traghettare l’Ucraina verso l’uscita dalla crisi, è senza dubbio Vitali Klitschko, ex pugile, oggi deputato UDAR (Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma), di area centrista e liberale.  L’apprezzamento di cui gode è capace di unire e sintetizzare le due anime del Paese.

Cosa vi aspettate dall’Europa?

Sicuramente un intervento risolutivo e più efficace che tenga anche conto di quanti oggi chiedono, con maggiore insistenza, l’indipendenza vera e propria del paese dalla Russia.

Veronica D’Agostino