In un Paese dove la libertà di pensiero non è tutelata: il libro di Malala non presentato in Pakistan

in Editoriale/MAIN

Una vergogna. Così l’attivista pakistano Tahir Anjum, commenta la vicenda che martedì sera ha visto il Pakistan protagonista dell’ennesima dimostrazione di mancanza di libertà di stampa, di espressione e di opinione. A scatenare l’ira di Anjum, la decisione delle autorità provinciali di Khyber Pakhtunkhwa, di annullare la presentazione del libro scritto da Malala Yousafzai,in programma martedì sera presso l’Area Study Center dell’università di Peshawa. Simbolo nella lotta per l’istruzione femminile e della resistenza contro la violenza islamista e talebana, Malala vive ora nel Regno Unito, dopo essere stata vittima di un attentato dei talebani che volevano ucciderla. A fare pressioni per l’annullamento dell’evento, sono stati i vertici governativi della provincia tra cui, in modo particolare, i due ministri Shah Farman e Siraj ul Haq. Essi hanno avvicinato il direttore del centro di studi, intimandogli di sospendere la presentazione del libro. Oltre a loro poi anche la polizia ha invitato, facendo appello a non meglio specificate ragioni di “ordine pubblico e sicurezza, a cancellare l’evento. Ecco dunque che le pressioni hanno prevalso  una se pur strenua resistenza da parte del dipartimento dell’università.

Ecco dunque lo sfogo dell’attivista Tahir Anjum che afferma: “Sarebbe questa la nostra democrazia? una realtà in cui non è possibile lanciare un libro scritto da una ragazzina”. Egli aggiunge che la vicenda “farebbe impallidire anche il più spietato dei dittatori” ed è specchio della “progressiva talebanizzazione” del Paese. Nel frattempo le organizzazioni pro diritti umani e i membri della società civile assicurano che l’evento sarà riprogrammato ma questa soluzione non convince gran parte dell’opinione pubblica che vede dietro il blocco forzato “l’intervento diretto” del governo provinciale. Si tratta infatti di un vero e proprio caso di palese violazione della libertà di pensiero.

La battaglia di Malala Yousafzai contro gli integralisti talebani sembra, dopo questo episodio, ancora più importante. La reazione del governo di bloccare la presentazione del libro è lo specchio infatti della paura ai vertici del governo che, dal 2009, hanno visto e continuano a vedere in una ragazzina di quasi 16 anni, una minaccia per il loro potere spregiudicato e integralista. Malala Yousafza infatti, vincitrice di un premio nazionale giovanile, il 9 ottobre 2012 è rimasta vittima di un attentato talebano nella Swat Valley, area montagnosa della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan, roccaforte degli estremisti islamici. È stata colpita mentre si trovava a bordo dello scuolabus che l’avrebbe accompagnata a casa, dopo aver concluso le lezioni del mattino. La giovane, salvata grazie a una campagna di mobilitazione internazionale, era diventata famosa nel 2009 all’età di 11 anni, per aver tenuto un blog sul sito in lingua locale della Bbc in cui denunciava gli attacchi dei fondamentalisti islamici pakistani contro le ragazze e gli istituti scolastici femminili.

Sono infatti centinaia la scuole, anche cristiane, che negli ultimi anni, sono state chiuse lungo la frontiere nord-occidentale del Pakistan, dove in alcune aree vigono Sharia e Corti islamiche, considerate delle vere e proprie roccaforti dei talebani pakistani. A farne le spese giovani studenti e, soprattutto, studentesse vittime di attentati e soprusi da parte degli estremisti. Si tratta infatti di decine di migliaia di studentesse private del diritto di istruzione e di almeno 8mila insegnanti donne, il cui lavoro è a rischio. Una situazione sempre più critica a cui finora, solo il coraggio di una ragazzina amante della cultura, sembra aver dato voce.

Costanza Moretti

Ultime da Editoriale

Quelle Prodi coincidenze

di Alessio Papi Arcuri è l’uomo dell’emergenza.E’ intoccabile, inossidabile ed ignifugo nonostante
Vai a Inizio pagina