Iraq, migliaia di pellegrini sciiti sfidano il terrorismo

in Esteri/MAIN

Sono 15 milioni i pellegrini che ogni anno si recano a Najaf, specialmente nei 40 giorni di lutto che seguono la ricorrenza dell’Ashura che, per gli sciiti, fa memoria del martirio dell’imam Husayn, figlio di Alì, e dei suoi 72 seguaci. Tutto il paese è listato a lutto, con migliaia di bandiere nere per le strade. Il precetto per gli sciiti è di recarsi in pellegrinaggio a Kerbala, poco distante da Najaf, dove è conservata la tomba di Husayn, considerata, in un certo senso, la loro “Mecca”. Sono 30 milioni i pellegrini che in questo periodo dell’anno si recano a Kerbala. In alternativa, quelli che cercano una destinazione “meno affollata”, puntano su Najaf. “Non si può capire l’Islam se non si partecipa a un pellegrinaggio. Non è solo un precetto, esso racchiude in sé i valori centrali dell’Islam ed è a sua volta uno strumento di fratellanza e di pace”, spiega  Mohamad Mahdi Al-Nasiri, uno dei più importanti imam di Nassiriya, nel sud dell’Iraq.

La maggioranza va a piedi, le donne coperte dallo chador nero, gli uomini che sventolano le bandiere nere, i bambini intorno. Sfidano la paura e il rischio degli attentati, proclamano con il loro cammino la forza di una religione che dà identità ma che dovrebbe anche unire al di là delle differenze geografiche e culturali. Non sono solo iracheni infatti quelli che vedo in cammino verso Najaf, tanti sono anche pakistani e iraniani. Ma arrivano un po’ dappertutto. Lungo le strade sono state erette delle grandi tende dove, gratuitamente, i pellegrini possono trovare riparo, mangiare, riposarsi. C’è posto e accoglienza per tutti, anche per un gruppo di cristiani. Pane e tè caldo se occorre.

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