Siria: un razzo colpisce la Moschea Omayyadi, quinta meraviglia di Damasco

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Parte di un antico mosaico della Grande Moschea degli Omayyadi a Damasco è stato danneggiato ieri da un colpo di mortaio caduto sul centro storico della capitale siriana. La notizia, riportata da un gruppo di archeologi siriani che monitorano quotidianamente le violazioni al patrimonio del loro Paese in guerra, arriva mentre continuano gli scontri tra ribelli e esercito siriano, fedele al presidente Bashar al-Assad. Sempre a Damasco, un civile è stato ucciso da un altro colpo di mortaio lanciato dai ribelli, caduto nel quartiere di Al Qassa (nella zona est della capitale), non lontano dalle posizioni degli insorti nella Ghouta orientale. L’ultimo di una lunga serie di bombardamenti su diversi quartieri residenziali della città, avvenuti nelle ultime settimane. In un altro attentato, invece, almeno sette militari dell’esercito nazionale sono stati uccisi e altri cinque sono rimasti feriti dall’esplosione di due autobombe nella regione di Qalamoun, vicino al confine con il Libano. L’attentato è stato rivendicato dal Fronte Al-Nusra e dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, gruppi affiliati ad al-Qaeda. Nel frattempo, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati ha comunicato nuovi allarmanti dati. Secondo le ultime stime, in appena cinque giorni, 2.200 famiglie siriane sono fuggite dal Paese a causa dei combattimenti e sono entrate nel territorio del Libano. L’Unhcr ha precisato che i profughi hanno raggiunto la città libanese di Arsal, vicino al confine della Siria. I primi profughi sarebbero arrivati venerdì scorso, dopo essere scappati proprio dalla città Qara, dove sono ancora in corso duri scontri tra l’esercito e ribelli, nonostante le truppe lealiste abbiano già preso il controllo della città. Sale così a quasi un milione e mezzo il numero dei cittadini siriani fuggiti in Libano dall’inizio del conflitto. Di questi, circa 800mila hanno chiesto asilo come rifugiati.

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