Indonesia: dipendenti pubblici costretti a pregare Allah

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Ha sollevato un coro di critiche e proteste la recente norma distrettuale del capo di Situbondo, nella provincia di East Java, in Indonesia, che obbliga tutti i funzionari pubblici, sia uomini sia donne, a recitare la preghiera islamica in comune prima di iniziare la giornata di lavoro. Per il capo del distretto Dadang Wigiarto è importante che i dipendenti si riuniscano in moschea per recitare la “Sholat berjamaah” “preghiera comune” in lingua locale, dalla quale sono esentati il personale in ferie le donne nel periodo mestruale”. In risposta, un gruppo di funzionari del distretto ha presentato una protesta formale contro la legge, ricordando che la preghiera è un “elemento personale” e nessuno si può arrogare il “potere” di imporla. A manifestare contro questa legge che impone a tutti i dipendenti pubblici di pregare Allah, attivisti per i diritti umani e movimenti laici. Fra le molte voci contrarie quella di Subhi, un ricercatore del Wahid Institute, secondo cui essa è “una grave violazione dei diritti umani e nella libera pratica del culto”. La preghiera, aggiunge, è un fatto “strettamente personale” che “non può essere regolata da alcuna norma” e “le punizioni andrebbero rimosse”. L’Indonesia è la nazione musulmana più popolosa al mondo e, pur garantendo fra i principi costituzionali le libertà personali di base (fra cui il culto), diventa sempre più teatro di violenze e abusi contro le minoranze, siano essi cristiani, musulmani ahmadi o di altre fedi.

Redazione

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