Siria: “Obama non ha ancora deciso”, la diplomazia internazionale in campo

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Obama non ha ancora deciso. E’ questo il segnale della Casa Bianca, che rende noto attraverso il suo portavoce che domani potrebbe rendere noto il rapporto dell’intelligence, auspicato anche dal Segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel, che proverebbe la responsabilità di Assad nell’uso di armi chimiche il 21 agosto scorso a Damasco.Dal Pentagono arriva comunque una lista di 50 possibili “obiettivi sensibili” mentre un hacker della Syrian Electronic Army ieri ha oscurato il sito del New York Times.

Nel frattempo, mentre si attende il rapporto dell’Onu che è uno degli ultimi passi prima della decisione su un possibile attacco, le diplomazie internazionali si schierano. Da Gran Bretagna, Francia, Germania, Israele, Turchia e perfino dalla Lega Araba sono arrivati segnali di appoggio a un possibile intervento militare, mentre la Russia continua ad ammonire il resto del mondo sulle gravissime conseguenze che provocherebbe un intervento in Siria.

Secondo Foreign Policy, alcune conversazioni intercettate dai servizi segreti americani ”dimostrerebbero il ruolo del governo siriano nell’attacco con armi chimiche” a Damasco. Nelle telefonate intercettate, che riguardano un funzionario della difesa siriana e un responsabile del reparto chimico, si chiederebbe conto dell’attacco con i gas, che ha ucciso circa 1300 civili. Il consigliere alla Sicurezza di Obama, Susan Rice, ha dipinto la missione Onu come priva di significato poichè le prove sulla responsabilità di Assad erano già definitive. Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ieri sera ha tenuto a precisare che: ”Le opzioni che stiamo considerando non riguardando un cambiamento di regime. Gli Stati Uniti e altri 188 altri Paesi sono firmatari di una convenzione sull’uso di armi chimiche che si oppone a questo tipo di dispositivi e questi Paesi hanno interesse a garantire che le norme internazionali vengano rispettate”. Secondo Carney, il cambiamento di leadership in Siria ”deve avvenire attraverso una negoziazione politica”. Resta alto dunque il livello di tensione. Oggi è prevista la riunione degli ambasciatori dei Paesi membri della Nato mentre domani il Parlamento Britannico si riunirà per votare a favore o meno di un eventuale intervento.

Costanza Moretti

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