A Montecitorio non si bada a spese. Mentre l’Italia è in ginocchio, gli onorevoli continuano a “mangiare”

in Attualita'/Cronaca/Editoriale/MAIN/Politica

cameraCerti numeri fanno accaponare la pelle, e sarebbe forse meglio non leggerli per non far crescereil senso di ingiustizia in ogni lavoratore italiano. Se qualcuno mai si fosse preoccupato sulla situazione dei politici italiani e sulle loro promesse di tagli alle spese, potrà dormire sonni tranquilli. Nonostante le bufere anticasta e il libro di Rizzo e Stella, che sei anni fa aveva denunciato apertamente gli sprechi di Montecitorio, alla Camera nessuno si preoccupa, e gli scrontrini e le fatture volano, con zeri alle stelle e spese sempre più folli. L’elenco delle spese ordinate per lavori, servizi, forniture, consulenze e collaborazioni, risultanti dal sistema informativo contabile della Camera dei deputati, parla chiaro: In una manciata di mesi Montecitorio è costata ai contribuenti italiani la consueta montagna di soldi e quattro milioni di euro in più.

Il primo semestre del 2013 si è chiuso con un conto di 110 milioni di euro, quando nello stesso semestre del 2012 ne erano stati spesi 105 milioni. Numeri da capogiro, con cui tutti i deputati hanno gabbato per l’ennesima volta gli italiani, con promesse di tagli, politica di rigore e via dicendo. Gli unici a dover sottostare a questa politica sono stati come sempre i contribuenti, che si sono visti l’aumento di tasse, Iva e qualsiasi altra cosa,  mentre a Montecitorio ci sono state spese su cui, comunque, bisogna fare chiarezza.

Partiamo da un “lusso” minore, ossia i quotidiani a cui i 630 onorevoli hanno diritto ogni giorno, ognuno il proprio, per una spesa totale di 165mila euro l’anno, 27mila al mese e dunque circa mille euro al giorno. 784 milioni, ossia i due terzi del bilancio di Montecitorio, servono per pagare stipendi e pensioni di deputati e dipendenti, mentre 863mila euro finiscono in “cultura”, ossia nella biblioteca della Camera, che ogni anno ha spese di gestione di 2,4 milioni di euro ma che pochissimi deputati sfruttano, lasciando preziosi libri a prendere la polvere.

Cultura dunque per gli onorevoli, che beneficiano di corsi di lingua inglese, costati 120mila euro, corsi di informatica costati 180mila euro e quant’altro. Le spese per questa alta formazione sono evidenti, i risultati purtroppo molto meno. Corsi tenuti sempre dalle stesse società, e a beneficio di deputati che ne usufruiscono per più legislature e che a quest’ora dovrebbero raggiungerere i livelli di Kevin Mitnick o Assange ma che invece troppo spesso si appisolano nelle aule o giocano con il loro Ipad, durante le discussioni dei Decreti Legge. Si tiene comunque ad essere al passo tecnologicamente parlando e infatti sta per partire l’operazione Camera2.0., una gara per la gestione del sito da 4 milioni di euro. Sulla salute, poi, non si scherza e soprattutto non si risparmia. Nulla è cambiato dall’inchiesta del Fattoquotidiano.it sui costi per i servizi medici interni a Camera e Senato, i deputati si sa, preferiscono non usare il Ssn ma usufruire dei presidi gratuiti che a noi cittadini sono costati 1,2 milioni di euro in sei mesi, 200mila euro al mese, più naturalmente i tikets che ogni “comune” cittadino deve pagare per farsi curare dalla sanità italiana.

Non rischiano comunque di morire di caldo i poveri onorevoli che, per l’aria condizionata sono riusciti a spendere 1,4milioni di euro. Era forse meglio dunque che il prolungamento delle ferie dei dipendenti della Camera e dei politici venisse concesso, se non altro viste le molte polemiche e le poche decisioni prese in questi ultimi mesi. Ma non è finita qui purtroppo, perchè se tutti hanno l’onore di stare al fresco, hanno anche il privilegio di lustrarsi gli occhi, grazie ai sontuosi arredamenti  e al design degli interni, con poltrone di Frau (79mila euro) e altre nobili marche d’arredo. Arriva a 48mila euro al mese l’acquisto di mobili di legno, con relativi costi di trasloco e facchinaggio, che si aggirano sopra il milione di euro. A questo si devono perciò aggiungere i costi di manutenzione e pulizia. E’ in fase di aggiudicazione una gara da 2,9 milioni per assicurare il lavaggio di tappezzeria, vetrate, tende e parati. Tirare a lucido transatlantico e le infinite sale, e tenere il guardaroba riesce a costare ancora 1,6 milioni.

In un ambiente così esclusivo non si puònon tener conto dell’abbigliamento e dunque i dipendenti devono servire gli onorevoli in livrea, facendo lievitare il conto della lavanderia che, in soli sei mesi, ha guadagnato 180mila euro. Quisquiglie dunque se paragonate alle altre spese per le affittanze degli spazi vuoti della politica, a beneficio sempre dei soliti noti. Milioni di euro per spazi che non sono mai troppi e, cosa più grave, non sono mai del tutto noti. Ma non è finita qui, perchè dopo anni di tagli, in cui gli italiani hanno imparato a fare economia anche nella carta, alla Camera se ne fregano. Intere foreste  finiscono nelle scrivanie e nelle aule, dove, solo in sei mesi, si sono spesi 322mila euro tra risme e cancelleria varia. 599mila euro, infine, è il costo di Segreteria. Uno scandalo continuo, per una casta che rimane l’unica salda certezza dell’Italia e che, neanche se cadesse il Mondo, si adeguerebbe ad abbassare il suo tenore di vita.

Costanza Moretti

Ultime da Attualita'

Vai a Inizio pagina