Mentre nasce il Royal Baby sono migliaia i bambini che muoiono in meno di 24ore

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bambiniGli occhi della stampa mondiale sono puntati a Bukingam Palace, da dove ieri è arrivata la notizia del nuovo erede al trono britannico, un maschietto di 4 kg. Nel frattempo, insieme al principino, sono nati altri migliaia di bambini, molti dei quali non sono sopravvissuti nemmeno al primo giorno di vita.

Mentre tutto il mondo si congratula con la lieta notizia, i coetanei del nuovo arrivato, non smettono di sperare e lottare, non per una cameretta lussuosa, ma per una vita che duri di più di 24h. Fa spavento il rapporto di “Save the children”, dedicato al tema “Sopravvivere al Primo Giorno”, che presenta l’indice relativo alle morti precocissime dei neonati, nel Mondo e che oggi più che mai, grazie al Royal Baby, vale la pena di rileggere.

Ben 1 milione di bambini ogni anno non sopravvive al primo giorno di vita:  In Somalia sono 18 su 100 i neonati che non vivono oltre le 24 ore, 17 in Mali, Sierra Leone, RDC, 16 nella Repubblica Centrafricana, 15 in Ciad, Costa d’Avorio e Angola. Numeri spaventosi che però non finiscono qui perchè, nell’Asia del Sud dove risiede il 24% della popolazione mondiale, si verificano il 40% delle morti durante il primo giorno di vita.

420.000 bambini ogni anno. Ad avere questo triste primato è proprio l’India, in testa ai Paesi in via di Sviluppo, che vede 309.300 bambini morti nel primo giorno di vita, pari al 29% del totale mondiale. Oltre a questo in India si conta anche il maggior numero di mamme che muoiono per gravidanza o parto. Nonostante dal 1990 ad oggi sia calato il tasso di mortalità infantile e di donne morte per cause legate al parto, ogni giorno nel mondo 800 donne muoiono ancora, insieme a 7 milioni di bambini che muoiono prima di compiere i 5 anni, di cui 3 milioni non superano il mese di vita. E le cause di morte sarebbero prevenibili e curabili, poichè il più delle volte si tratta di infezioni, prematurità e complicazioni di parto.

Non si tratta quindi di fatali coincidenze, ma di totale mancanza di servizi sanitari adeguati, in modo particolare nei paesi in via di sviluppo dove avvengono il 98% delle morti di neonati e delle loro mamme.  Nell’Africa sub-sahariana, ad esempio, dal 10 al 20% delle donne che affrontano la gravidanza è sottopeso, molte di loro sono troppo giovani, i contraccettivi vengono utilizzati raramente e mancano spesso servizi e operatori sanitari di base. In India, Afghanistan e Pakistan i matrimoni precoci e la scarsa nutrizione della mamme sono tra le cause degli alti livelli di mortalità infantile.

Tra tutto questo però spicca positivamente il Malawi, che ha saputo ridurre la mortalità infantile sotto i 5 anni del 44%, grazie agli aiuti delle organizzazioni internazionali e al forte impegno politico. Analoga situazione si registra anche in Bangladesh, con un -49%, e in Nepal con un-47% ,  grazie ad un maggior numero di operatori sanitari di comunità o all’adozione di una semplice ed economica tecnica per evitare le infezioni del cordone ombelicale.

Mentre dunque si attende il nome del figlioletto di William e Kate, è bene forse pensare anche a tutti coloro che vivono in condizioni di estremo disagio, in Paesi che producono i cellulari più tecnologici ma che non sono in grado, forse perchè non rientra nelle loro priorità economiche, di salvare vite umane appena nate. Perchè per tantissime mamme e neonati nei paesi in via di sviluppo il primo giorno di vita si trasforma in una danza con la morte, che si conclude spesso nel peggiore dei modi.

Costanza Moretti

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