Terrorismo, espulsi due marocchini per proselitismo jihadista

in Le Brevi

ROSTra il 25 ed il 26 giugno i militari del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri e del Comando Provinciale di Vicenza, unitamente a personale dell’Ufficio Immigrazione della locale Questura, hanno dato esecuzione a due decreti di espulsione “per motivi di prevenzione del terrorismo”, eseguendone di fatto uno nei confronti di un 43enne marocchino, residente a Thiene (VI) ed operaio presso una ditta di carpenteria metallica di Schio (VI).
Il nominativo di un secondo cittadino originario del Marocco è stato inserito nella banca dati “Schengen” ai fini del respingimento poiché il destinatario non è in Italia.
I provvedimenti trovano motivazione nei numerosi documenti, anche audio-video, finalizzati ad esaltare il martirio e a giustificare il combattimento e la jihad, riscontrati in loro possesso grazie all’attività dei carabinieri del R.O.S. tra il 2011 ed il 2012 che ha permesso di dimostrare, da parte dei due magrebini, radicato antisemitismo e antioccidentalismo, mediante l’utilizzo di internet con la sistematica visione ed ascolto di video e sermoni finalizzati ad esortare al combattimento e al martirio quale supremo atto di culto. L’espulsione trae origine da una attività di monitoraggio ad ampio spettro su tutto il territorio nazionale eseguita dal R.O.S. a partire dal luglio 2009, basata sulla raccolta ed analisi di informazioni finalizzate all’individuazione di soggetti rispondenti al profilo dell’utente potenzialmente frequentatore di siti che diffondono la filosofia jihadista prodotto dal network terroristico “Al Qaida”, nonché da altre organizzazioni allo stesso affiliate.
Gli accertamenti esperiti permettevano di individuare in Veneto il soggetto compiutamente identificato ma allo stato non reperito, in contatto con altri magrebini già emersi in precedenti attività info-investigative per reati in materia di terrorismo internazionale di matrice confessionale.

Il costante e completo monitoraggio effettuato dal R.O.S., nell’ambito del Procedimento Penale che ipotizzava il reato di addestramento con finalità di terrorismo anche internazionale si concentrava anche sull’iter di indottrinamento psicologico derivante dalla assidua navigazione in rete, unita alla spasmodica ricerca di materiale jihadista, con specifico riferimento a video celebrativi o autocelebrativi del martirio. L’attività di raccolta ed analisi portava ad evidenziare una serie di alert psicologici e sociologici in aderenza al criminal profile del terrorista c.d. Homegrown, in ossequio alla nuova strategia mediatica di Al Qaeda che prevede un indottrinamento e proselitismo on-line, allo scopo di creare una moltitudine di “cellule solitarie”, ciascuna pronta a innescare atti o azioni violente in nome dello jihad.
L’analisi del modus vivendi dell’indagato, pedinato ed osservato senza soluzione di continuità dagli uomini del R.O.S., improntato all’isolamento e basso profilo comportamentale anche per eludere ogni forma di interesse sul suo conto, evidenziava tuttavia numerosi e frequenti contatti con il 43enne con cui condivideva il medesimo substrato ideologico salafita, basato, oltre che su una radicale e rigida interpretazione coranica, anche su rigorosi concetti di:
– forte sentimento antisemita e antioccidentale e odio nei confronti di tutte le altre forme religiose, sociali e politiche;
– elogio del martirio (Istishad) per la conquista del paradiso;
– invito (dawa’) al combattimento per la fede (Jihad), inteso come obbligo per ogni musulmano nel caso di aggressione straniera ai territori musulmani (Dar Al Islam), ma anche rischio di corruzione (Fitna) allorché la stessa si trovi all’interno dei territori dei miscredenti (Dar Al Kufr), secondo l’interpretazione salafita.

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