“La poesia della metafisica” Francesco Amico

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francesco amicoRedazione Arte

“Arte significa: dentro a ogni cosa mostrare Dio”, diceva HESSE. E nulla è perduto, nulla è scomparso quando lo si ha dentro. Amico è semplicemente un appassionato raccoglitore di immagini, documentate nel dettaglio e scavate in profondità.
Mi viene in mente il castello manfredonico, tra i più scenografici che in Europa è dato ammirare.
Da qui lo stile di Amico, la sua impronta personale, il risultato della qualità delle sue emozioni e selle sue percezioni.
E’ il cosiddetto “effetto isola”.
E’ l’amore per il luogo in cui si è nati; è nostalgia per un passato forse irrisolto. Comunque, l’effetto isola afferra alla gola, è una malattia che scorre nel sangue di chi percepisce la ricchezza della storia, la bellezza della natura, il peso delle tradizioni, la zavorra delle contraddizioni. E’ un virus, un male sano e oscuro che va incontro a pochi. Memorie mai sbiadite; un groviglio di sentimenti e razionalità che accomuna ogni terra o, meglio, la terra che ogni uomo si porta dentro. Per ognuno di noi, inevitabilmente, gli spazi della propria terra coincidono con i confini della propria anima.
Un siciliano vero non potrà mai allontanarsi dalla Sicilia. Potrà essere distante centinaia di chilometri, ma avrà la Sicilia sempre dentro di sè. Ci rimane ancorato con il cuore e con la mente; in particolare i luoghi non sono mai sentiti distanti nonostante il senso di nostalgia.
Questa è la ricchezza dell’eredità che la cultura isolana cela: l’amore potente e assoluto per una terra che è anche donna e madre insieme.
Oltre a essere specchio, l’arte ha anche la funzione di individuare nuovi percorsi o di aprire scenari onirici: sogni che non sempre muoiono all’alba. Fondamentale è il ruolo delle storie, degli altri e perfino delle nostalgie.
La nostra identità è più che altro un insieme non continuo di componenti e ci percepiamo come persona unica perchè la personalità è il risultato di un’azione complessa di cui quasi mai ci rendiamo conto. L’identità è anche l’agente che pensa i nostri pensieri, la memoria autobiografica, e compie le nostre azioni, spesso meccanismi inconsci, che tengono insieme l’identità stessa.
Come la nostalgia: tipica e particolare memoria autobiografica associata a un forte sentimento. Esso è un sentimento che ha come scopo principale il mantenere una condizione psicologica di continuità. Il proprio passato è ricordato per dare valore alla propria identità, alle persone, ai luoghi e agli eventi della propria vita trascorsa.
Attraverso la realizzazione di fantasticherie nostalgiche nell’arte, l’artista nello sforzo di esplorazione, può comprendere in maniera significativa non solo la propria rilevanza per la vita degli altri, ma anche il posto tenuto dagli altri nella propria vita.

NOSTOS:Ritorno, viaggio.
ALGOS: Dolore spirituale, sofferenza, il desiderio di tornare in un posto, come Odisseo.

Perchè è solo se ci si guarda dentro, si può davvero vivere il mondo, e questo unito all’esperienza di vita accumulata dalla capacità di memoria, indispensabile per immaginare il tempo che ci attende. Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.Ecco il luogo, il paesaggio, come morfologia, inteso come visione lirica della natura, tessuto nervoso del tempo.

Sono i luoghi della memoria nei quali si coagulano i ricordi, le melanconie esperenziali, ma anche il senso mistico della funzione dell’uomo con la natura e questo è l’omerico nostos.
Un ritorno, una certezza che qualcosa sia stato dimenticato, ovvero che qualcosa sia ancora lì, ad attenderci perchè tutto sia compiuto.L’esperienza artistica, lo scrivere, la pittura si incrociano nel segno di una memoria insieme nostalgicamente affettiva e amara, un inseguimento dei propri ricordi e della propria immaginazione.
La memoria è la madre delle muse e guai a tradire i luoghi dell’anima perchè essi ci inseguirebbero ovunque, anche nell’intimità dei sogni.
Le memorie erano definite nel Medioevo:
“Un glorioso dono della natura, per mezzo del quale rievochiamo le cose passate, abbracciamo le presenti e contempliamo le future”.
Ed è con lo studio delle memorie e con il godimento della sua arte che scopriamo di essere “fatti di tempo”.
E’ un viaggio onirico, l’arte, unitamente a una singolare poetica dei sensi, e concorre alla fisionomia più autentica dei luoghi, all’identità più profonda. Un desiderio di scoprire sè stessi attraverso gli altri: un luogo non è mai solo un luogo; quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo ce lo portiamo dentro e un giorno per caso, ci siamo arrivati. Noi siamo il nostro passato, da dove siamo venuti, il luogo delle nostre ingiurie.
Noi siamo come abbiamo vissuto, quello che abbiamo visto, i nostri ricordi. Siamo quello che rimane, anche oltre noi. La nostra è la testimonianza di un tempo e oltre il tempo. La nostra vita e la sua conclusione sono come l’acqua: ha tutte le forme: dura, fluida, evaporabile.
Uno, nessuno, centomilla, pirandellianamente.

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