I cavalli di Dio: un film realista sull’Islam radicale

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Redazione Cultura

L’ultimo film del cineasta franco-marocchino, Nabil Ayouch, “Les Chevaux de Dieu”, arriva sui grando schermi francesi. Lo rivela al noto sito FRANCE 24, mettendo in evidenza di aver voluto analizzare la genesi del terrorismo facendo riferimento proprio alla bidonville di Sidi Moumen. “I Cavalli di Dio” è un lungometraggio che parla del terrorismo e va a rievocare l’Islam violento e radicale in senso molto realista.

L’autore, infatti, inizia con una risalita ai tempi dell’infanzia dei ragazzini della bidonville di Sidi Moumen, località alle porte di Casablanca, dove la povertà straccia ogni speranza. Nel film si percorre un lungo sentiero, che, all’inizio della vita adulta, è segnato da un’esistenza fatta di furti e di sogni.  Successivamente, si aprono le porte della prigione dove vengono appresi i principi dell’Islam radicale.

Il radicalismo viene percepito come un passaggio quasi obbligato perché di fatto costituisce l’unico appiglio per costruire un senso nuovo della vita. Si tratta, infatti, di una forma di redenzione sbagliata, che non arricchisce, ma che apre le porte di una strada senza ritorno: il terrorismo. Alla fine del film, c’è quel catatrofico evento che ha scosso tutto il Marocco. Si tratta dell’attentato perpetrato da alcuni giovani di Sidi Moumen nel centro di Casablanca, avvenuto il 16 maggio 2003.

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