SOMALIA, UNA CRISI UMANITARIA SENZA FINE

in Le Brevi

Redazione Esteri/Africa News

Un rapporto pubblicato oggi dall’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere evidenzia come la violenza, lo sfollamento e la mancanza di cibo siano le principali caratteristiche della crisi umanitaria in Somalia. Il rapporto, intitolato Hear my voice, riporta le testimonianze di oltre 800 pazienti somali che usufruiscono delle strutture mediche di MSF nei campi rifugiati in Somalia e in Etiopia. I pazienti descrivono una situazione di grande vulnerabilità, fra mancanza di cibo, scarsa assistenza sanitaria ed esposizione alla violenza. “Mentre il governo somalo e la comunità internazionale guardano a un futuro migliore per la Somalia, concentrandosi sulla stabilità e lo sviluppo, non ci si può dimenticare che migliaia di persone sono ancora esposte ad altissimi livelli di violenza e hanno bisogno di assistenza”, dichiara Joe Belliveau, responsabile delle operazioni di MSF. Oltre la metà delle persone intervistate, dichiara di essere stata costretta ad abbandonare la propria casa; circa la metà afferma di aver paura della violenza e degli assalti, mentre un terzo accusa la mancanza di cibo come prima causa dello sfollamento. “L’assenza di sicurezza, la mancanza di libertà e del rispetto per le altre persone, la mancanza di cibo e la separazione dalla famiglia sono le cose più dure che si possano subire. Sono stata sfollata più di 10 volte nella mia vita. Mio marito è morto durante un attacco, mentre due dei miei figli sono morti perché non avevo cibo per nutrirli”, racconta una donna di 25 anni, proveniente da Lower Juba. Dal rapporto di MSF emerge chiaramente che l’assistenza umanitaria deve rimanere una priorità in gran parte della Somalia centro-meridionale, indipendentemente da ogni agenda politica. Leggi il rapporto in inglese >> MSF lavora ininterrottamente in Somalia dal 1991 e non riceve alcun tipo di finanziamento governativo o istituzionale per i suoi programmi nel Paese. Sebbene negli ultimi due anni le attività siano state ridotte a causa dell’insicurezza e degli attacchi contro il personale di MSF, l’organizzazione continua a fornire assistenza medica salvavita a centinaia di migliaia di somali in dieci regioni del Paese, così come nei Paesi vicini: il Kenya e l’Etiopia. Il 13 ottobre 2011, due operatrici di MSF, Montserrat Serra e Blanca Thiebaut, sono state rapite nel campo rifugiati di Dadaab, in Kenya. MSF ritiene che le due colleghe siano tenute in ostaggio in Somalia e chiede il loro rilascio incondizionato.



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