In Italia c’è ancora una legge per cui bianchi e neri non sono uguali

in Esteri

Redazione Almaghrebiya.it

In Italia, udite udite, c’è ancora una legge che ci dice che sulle navi mercantili, negli alloggi, i bianchi e i neri debbono essere separati. No, non stiamo scherzando, anche perché ci piace scherzare di cose meno serie di questa. In un paese nel quale tutti si ergono a paladini dell’uguaglianza e della tolleranza, in cui tutti difendono i diritti degli immigrati e guai a chi parla di disuguaglianze, nessuno finora, fino a che la cosa non è venuta alla luce grazie all’intervento di una parlamentare, si era accorto di questa normativa agghiacciante, ancora in vigore.

Per fortuna caduta in disuso, ma ancora esistente. E  questo basta a renderla ugualmente odiosa. Parliamo dell’articolo 36 della legge 16 giugno 1939, n. 1045, concernente “l’igiene e l’abitabilità degli equipaggi a bordo delle navi mercantili nazionali”, secondo la quale “Qualora tra i componenti l’equipaggio vi siano persone di colore a queste dovranno essere riservate sistemazioni di alloggio, di lavanda e igieniche, separate da quelle del restante personale e rispondenti ai loro usi e costumi. Per tale personale di colore dovrà altresì esservi a bordo il modo di confezionare il vitto secondo le sue abitudini e i suoi costumi”. Insomma, i neri devono stare separati dai bianchi sulle navi.

Souad Sbai, parlamentare italo-marocchina del Pdl, quindi di destra e non di sinistra, ha scoperto questa legge e ne ha proposto, tramite proposta di legge, l’abrogazione tramite delegificazione. “La normativa citata – dice Sbai nel dossier che accompagna la proposta di legge – contrasta sia con l’articolo 3 della Costituzione sia con i princìpi di uguaglianza sanciti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della libertà fondamentali, resa esecutiva dalla legge n. 848 del 1995, con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con i decreti legislativi n. 215 del 2003 e n. 216 del 2003 che hanno recepito direttive dell’Unione europea in materia di contrasto alla discriminazione sui posti di lavoro.”

Quindi, conclude la parlamentare, “con la presente proposta di legge se ne prevede l’abrogazione”. Un’abrogazione sacrosanta, che però non ha ancora visto la sua assegnazione in Commissione Affari Costituzionali. Perché? Forse qualcuno non si riconosce nelle motivazioni che sono alla base dell’abrogazione?