Hollande e la posizione di Parigi in Siria

in Esteri

28 Agosto 2012

Hollande e la posizione di Parigi in Siria

Se le bombe chimiche le mettono i miliziani?

A cura della Redazione Esteri

Il presidente François Hollande ha annunciato lunedì à Parigi che ha l’intenzione di riconoscere un governo provvisorio siriano, precisando che sta lavorando alla creazione di una zona “cuscinetto” per contenere le folle di rifugiati.

Il presidente ha criticato sia Mosca che Pechino soprattutto perché la loro azione diplomatica ha consacrato definitivamente la crisi, indebolendo in larga parte la capacità d’azione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Si è associato alle parole de Presidente americano, Barack Obama, affermando che l’eventualità in cui il regime di Damasco utilizzi armi chimiche, potrebbe essere causa di intervento diretto di tutta la Comunità Internazionale.

La situazione di crisi si è ormai radicata in Siria, la Francia ed altri Paesi occidentali si stanno interrogando su quale sarà la transizione politica; una nuova Libia? O Peggio ancora un governo a carattere qaedista. Questo ancora non si sa. Il problema principale, infatti, non è la caduta del regime di Assad, ma ciò che verrà dopo Assad.

La Nuova Siria  ha ancora caratteri offuscati ed all’orizzonte si cela una nuvola grigia che non può portare nulla di buono.

I nuovi capi di Damasco saranno i miliziani wahabiti, i salafiti o peggio ancora un governo che non darò nessuna nuova prospettiva per il popolo siriano?

Hollande non ha ancora chiaramente specificato con chi in Siria dovrà intensificare i rapporti soprattutto perché gli unici interlocutori sono i membri di un’opposizione variegata dal carattere sempre più estremista.

La politica estera del suo predecessore Sarkòzy ha lasciato la Libia nelle mani di chi non doveva avere nessun ruolo istituzionale nella transizione.

Un altro elemento di grave instabilità politica è il rapporto tra Israele ed Iran in merito soprattutto alla proliferazione del nucleare iraniano.

Un altro tema scottante che mette in evidenza le profonde incertezze sul futuro, soprattutto quando si potrebbero mettere in campo reazioni preventive contro Teheran.

 

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