La “primavera araba” e il ruolo dell’emittente televisiva Al- Jazeera.

in Esteri

La tempesta della libertà sembra soffiare nel mondo arabo, contro le dittature che l’hanno dominato per anni. Un ruolo straordinario nella sua diffusione hanno avuto i social networks: Facebook, Twitter e Google.

Più ancora tuttavia ha giocato una fondamentale importanza l’emittente satellitare Al-Jazeera, documentando in tutto il mondo le manifestazioni popolari anti-governative. Una funzione pericolosa dunque, tanto che la polizia egiziana ha arrestato alcuni suoi giornalisti, confiscato cineprese, spento ripetitori.

Al-Jazeera è stata lanciata nel 1995 dallo sceicco del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani, che solo l’anno prima aveva deposto il padre in un colpo di stato e preso il potere. Si tratta naturalmente di  un regime, non è democratico e moderno (lui stesso ha tre mogli, tra cui Sheikha Mozah, che ha una certa notorietà anche all’estero) , eppure la sua emittente è abituata a scontrarsi con l’ostilità di altri governi arabi.

Perché per la prima volta le popolazioni di quei Paesi hanno potuto usufruire di un’informazione “libera”, oltretutto in grado di sfidare potenti canali occidentali  come la BBC (c’è anche un’ “Al-Jazeera English”, a cui sono passati molti giornalisti dei canali in arabo della BBC, appena chiusi dalla censura saudita), la CNN, la Fox e Sky. Al-Jazeera è stato a suo modo uno strumento rivoluzionario.

Nel 1999 il Governo algerino (uno dei primi ad essere stato di recente sotto attacco) ha tagliato l’elettricità in più della metà del Paese in modo che gli algerini non vedessero le manifestazioni contro il regime.

Oggi le notizie di quanto è successo in Tunisia e ha portato alla cacciata di Ben Ali, hanno potuto arrivare all’Algeria, dall’Algeria spingere la folla a far cadere il trentennale regime di Mubarak e così via.

Da ultimo anche noi, attraverso la tv possiamo apprendere dei tragici scontri che stanno avvenendo in Libia. I caccia continuano a sparare sui manifestanti e attualmente si contano oltre mille morti nel Paese.

Considerata un prodotto sionista dagli arabi e propagatrice dell’estremismo e del terrorismo dall’Occidente, per aver trasmesso i videomessaggi di Bin-Laden, mostra pochissimo quanto sta accadendo in Qatar e quanto sia coinvolto in questa rivoluzione dall’effetto domino.  Ora c’è solo da vedere se lo sceicco Al-Thani non si pentirà di aver cresciuto una “serpe” in seno.

Alessandra Boga